SARA viene bruciata. Completate voi l’articolo.

 Sara e il suo omicidio rappresentano il punto di rottura di qualsiasi illusione o pretesa di superiorità del cosiddetto occidente civile e in particolare del tessuto sociale italiano.
  Naturalmente c’è stata la destabilizzazione del ruolo sociale maschile, naturalmente la presa di coscienza delle donne, soprattutto di quelle delle generazioni successive a quella che ha sostenuto la lotta e, direi, la guerra per liberarsi dal giogo, ha preso una forma di pretese fatta di luoghi comuni, ma questo non spiega niente.

Cercando di andare più in profondità questi rapporti malati possono essere ricondotti a una radice biforcuta: il potere e l’immaturità che si concretizzano in vigliaccheria prima e in violenza poi.

Non farò un’analisi di stampo femminista, anche perché sono tante le donne che schiavizzano gli uomini e la cosa rimane per lo più sommersa e già in questo si manifesta una differenza di genere: non è maschile far sapere che si è succubi.

È invece maschile dominare: marcare il proprio territorio e diventarne il punto di riferimento indiscusso e incontrastato. E nel territorio ci sono le persone, non le anime morte di Gogol’ sebbene l’omicidio faccia rientrare in modo diverso il possesso, ma i subordinati, le donne e i bambini.

Le donne hanno, nella stragrande maggioranza, un istinto di cura magari indotto e, spesso, di servizio, di cui per lo più esse stesse non percepiscono il valore e la forza, ma la percepiscono bene gli uomini che subdolamente la trasformano in elemento di debolezza col disprezzare le loro attitudini, col mostrare che sono insufficienti. Inserisco qui un’immagine che ben rappresenta le umiliazioni sottili ed invisibili, volte all’annullamento della libertà  personale nel quotidiano privato, per poi passare alla svalorizzazione in pubblico e arrivare alla violenza verbale e fisica.

Violenza sulle donne

Violenza sulle donne

  Tutti questi comportamenti hanno il comune denominatore dell’isolamento della donna, la quale rimane spesso senza termini di confronto alternativi: un isolamento dall’esterno, ottenuto attraverso lo screditamento della donna presso amici e parenti e attraverso quello di amici e parenti presso di lei; un isolamento dall’interno privandola del dialogo, attribuendole incapacità di capire e vorrei aggiungere che c’è anche quel subdolo finto femminista, che la vuole libera e indipendente per mantenere rapporti superficiali e scaricarsi di ogni responsabilità.
  Ora la violenza psicologica può anche essere sconnessa da quella fisica: non si tratta di un’escalation.
  Quello che hanno in comune è una prepotenza esercitata in modo diverso, ma che rivela soggetti abituati da sempre ad averla vinta o col colpevolizzare gli altri o col pestare i piedi, urlare e menare le mani.
  A me pare che persista la pretesa di essere capiti ed accontentati senza neanche parlare come se si rimanesse neonati o infanti. Insomma l’avere per tutta la vita la mamma che ti allatta appena emetti un vagito.
  Tuttavia queste riflessioni di ordine psicologico sono ormai abbastanza note e si possono facilmente trovare trattati sull’argomento.
  Quello che invece mi rode è la misurabilità della civilizzazione.
  Noi “occidentali” pensiamo di aver conquistato valori irrinunciabili e tra questi c’è la libertà della donna. Ma sono ormai anni che, almeno in Italia, viene uccisa una donna ogni tre giorni e non credo affatto che questo avvenga solo in Italia.
  C’è un regresso terribile rispetto agli anni della mia gioventù: io non ricordo nessuno che considerasse normale picchiare una donna. Non che le violenze non esistessero, più o meno celate, ma non era la mentalità corrente tra i miei coetanei. C’era, come c’è ancora, la tendenza a considerare la donna “inferiore”, se non altro nel senso di più debole e bisognosa di tutela, magari a strumentalizzarne le capacità intellettive a proprio vantaggio, ma la violenza fisica non rientrava nei comuni parametri comportamentali.
  Un omicidio ogni tre giorni mi fa pensare a un’Italia talebana.
  Mi chiedo se a tutte le analisi che sono state fatte non sia sfuggito qualcosa di sostanziale circa le differenze (non le superiorità o inferiorità) psicofisiche dell’uomo e della donna.
  Ritengo che le parità legislative raggiunte richiedano una più autentica maturità in entrambi i sessi, cosa che mi pare in regresso. La parità e l’eguaglianza sono elementi democratici e, proprio come in politica, esse richiedono una continua presenza a sé stessi. la massima attenzione alla società nel suo insieme e un forte senso di responsabilità personale.
  La democrazia non ammette capricci.
Chiedo a chi mi leggerà di completare con i proprio commenti questo articolo, anche se non metto in palio dei premi.
Sara e il suo omicidio rappresentano il punto di rottura di qualsiasi illusione o pretesa di superiorità del cosiddetto occidente civile e in particolare del tessuto sociale italiano.

Sara e il suo omicidio rappresentano il punto di rottura di qualsiasi illusione o pretesa di superiorità del cosiddetto occidente civile e in particolare del tessuto sociale italiano.

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