Napoli, via Portacarrese, Bagnoli, Capodimonte, in “19 Sordi”

  Il luogo da cui prende il via il mio romanzo breve è Napoli. Non l’ho mai nominato, perché volevo lasciare tutto all’immaginario individuale e personale, ma qui voglio dire qualcosa in più e presentarvi i luoghi, realmente esistenti, in cui si è svolta la storia o, meglio, in cui si sono svolte le storie.

Il racconto comincia con Napoli, dove una ragazza ….

  La slogatura

  Me ne stavo andando in giro quella mattina del 2009, mal sopportando il caldo bestiale e con le mie stravaganti idee ben confuse in testa.  La strada deserta, e d’altronde a quell’ora dovevano essere tutti più o meno in casa a mangiare,  magari roba calda e pesante, per poter bere un bicchiere di vino in più e sprofondare poi nella siesta; la pressione sicuramente sotto i tacchi, i passi senza una vera meta, tanto a casa mia non mi sgridavano mai e io non pensavo nemmeno lontanamente che stessero ad aspettarmi. Nel vuoto mi tornavano in mente le parole di Piero che, alla mia sbuffante confessione di non aver voglia di studiare, mi aveva detto: <<Ma perché invece di pensare a un’Antonella mediocre insegnante non pensi a un’Antonella brillante giornalista?>>  Io, matricoletta universitaria, fifona e temeraria al tempo stesso, ero rimasta stranita.

via montecalvario

Presi la salita di Via Portacarrese a Montecalvario e, arrivata in alto, sui tavelloni irregolari mi procurai una bella storta, caddi ovviamente e mi sentii una cretina. Non volevo gridare per chiedere aiuto perché mi vergognavo e d’altra parte non avrei potuto, perché avevo anche un nodo in gola, così decisi di raggiungere in qualche modo il portone di un convento che vedevo sulla destra; mi trascinai guardandomi intorno e, sperando che nessuno mi vedesse, finalmente riuscii a raggiungere il portone, a rizzarmi su una gamba e a suonare il campanello.

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a  Bagnoli, quartiere di Napoli, vive …….

  Il barbone  

ponte di coroglio bagnoli

  Si era sistemato sotto il solito ponte mezzo crollato, stracci, cartoni e quel cane che certe volte eralui a tentare di portargli qualcosa da mangiare povera bestia. Poi scoprì che nella struttura di cemento rimasta in piedi c’era una sorta di vano che poteva offrirgli un buon riparo e si sistemò lì. Lui un po’ rimpiangeva di non aver avuto nella vita il posto che si meritava, ma poi glissava pensando che non era nella vita ma in quella società, tutto sommato, che non c’era un posto adatto a lui: la sua filosofia non trovava spazi e modi idonei e l’aveva distribuita senza permettere troppi contraddittori a quelli che conosceva, via via sempre più in basso fino ad arrivare a quelli che non capivano  o che capivano capriole al posto di carriole, … col cane non gli venne in mente di provarci.

Comunque campava, non si ammalava granché e gli bastavano i suoi pensieri per compagnia o se li faceva bastare. Una donna e un paralume di casa li avrebbe voluti, avrebbe tranquillamente sguatterato in casa, ma chi se lo caricava.

D’estate dormiva di notte e girovagava di mattina, d’inverno preferiva dormire al pomeriggio, quando c’era più caldo, e muoversi e magari correre nelle ore più fredde della tarda nottata; qualche volta nei dormitori pubblici: aveva un suo sistema insomma. Per mangiare la mensa pubblica, per così dire, e qualche lavoretto di manutenzione nelle case della zona, dato che non destava timore.

  Un pomeriggio d’inverno lo svegliò una bambina, …

a Capodimonte, invece, si presenta Odino…

…“Beh, di desideri ne ho tanti ed anche dei progetti, ma un sogno che è proprio tale è quello di un viaggio fantastico su un vascello. Sai, come quello di Dante, anche se mi attira in maniera altrettanto forte quello di Rimbaud. Quando entro in quest’immaginario mi estraneo  completamente dalla realtà.”.

“Allora domani porta entrambe le poesie così le leggiamo insieme. Cosa ne dici?” Naturalmente si accordarono in quel senso.

Il giorno dopo si recarono nel bosco di Capodimonte e, accostati su una panchina,  leggevano Il battello ebbro, quando ci si trovarono sopra.

Era una nave vichinga.

Odino dai capelli splendenti e pazzo di furia la guidava  volante sulla cresta di orrendi cavalloni nel cielo, i suoi Berserkir erano pronti all’attacco, niente poteva fermarli, le loro spade erano implacabili, ma non pellerossa urlanti i tre figli di Loki presero consistenza di muco e corpi indifferenziati e ogni colpo di spada li moltiplicava e moltiplicati in pezzi si lanciavano sui visi dei guerrieri soffocandoli e anche Nanna ne era colpita e Balder, il luminoso, il poeta, il gioioso, impiegava le sue forze per liberarla.

E apparve Freyr, il Signore delle navi, sulla sua nave magica e con sé aveva Heimdallr e il suo arcobaleno e la nave volava su di esso verso Odino e c’era Hel, la dea degli inferi, nuda come sempre, bianca di pelle e verminosa nelle gambe, …

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