L’ultima idiozia. Un parere da cattolica.

Perché sentir parlare di diaconato alle donne come fosse un’apertura rivoluzionaria mi ha provocato un disturbo di stomaco.
diaconesse

diaconesse

C’era una volta, tanto tempo fa, un papa che si fece chiamare Giovanni.  Semplice e buono o, a seconda di chi guarda, sempliciotto e bonaccione.
Questo papa era il ventitreesimo che prendeva in nome di Giovanni e così il suo nome tutto intero era PapagiovanniXXIII.
Questo papa sempliciotto vide che il mondo non era così semplice come quando lui era nato – e anche un po’ cresciuto – e pensò bene, quindi, di indire un Concilio per adeguare la Chiesa cattolica al mondo, in modo che potesse interagire efficacemente con esso,tenendo ben presente che la parola “Chiesa” denominava la comunità dei cristiani cattolici e non la sola gerarchia alquanto autoreferenziale.
Le cose andarono per le lunghe, visto che si dovevano riesaminare tutti gli aspetti, il Concilio si concluse sotto il suo successore, Paolo VI; la parte che pareva strutturata a sufficienza fu la riforma liturgica; il resto aveva chiare indicazioni di base e rimaneva aperto a nuovi sviluppi, ma ciò che entusiasmò tutti i cattolici fu l’apertura a un laicato protagonista.
I laici, in effetti, furono parecchio affaccendati durante il pontificato di Paolo VI e anche alquanto critici verso uno come lui che si interrogava continuamente e cercava di scegliere la cosa più giusta con grandissimo tormento interiore. “Contestare” era la parola d’ordine con tutti gli eccessi annessi e connessi, ma ovviamente c’erano i legatissimi alla gerarchia e i nuovi movimenti rievangelizzanti che, ormai lo sappiamo, presero poi strade alquanto autoreferenziali e neofondamentaliste con apertura verso interessi economici non propriamente evangelici.
Dopo un brevissimo pontificato a carattere pastorali di Giovanni Paolo !, arrivò il lunghissimo pontificato di Giovanni Paolo II.
Questo Papa diede la priorità all’evangelizzazione orbis, lasciando al secondo posto quella urbis e se non è chiaro quello che intendo ve lo dico subito. In giro per il mondo a riavvicinare le popolazioni a Cristo con la sua presenza, ma poca e, direi anzi, nessuna valorizzazione  del laici fino a quel momento impegnati e disposti ulteriormente a farlo, che raccolgo sotto il logo di URBS, perché in città, normalmente, è più viva la cultura.
Sarò feroce: si è perso le menti più aperte e più colte in favore di una divulgazione a livello emotivo.
Sia ben chiaro che non ho nulla da dire circa la sua santità personale, non è di questo che sto parlando – e riconosco che le due cose sono separate – , ma delle sue scelte teologiche e pastorali.
Dopo di lui Papa Benedetto XVI si è rivelato fortemente inadeguato a reggere una Chiesa in piena crisi, troppo antiquato e troppo pulito, ha poi compiuto un autentico atto rivoluzionario: si è dimesso. “Cari figli – sembrava voler dire-, smettetela di cercare sempre un padre onnisciente e onnipotente e crescete: il papa è innanzitutto un fratello; gli strumenti per crescere nella fede e nel discernimento li avete: cominciate a pensare alla pari”.
Discorso caduto nel vuoto, perché tutti aspettano la “salvezza” da papa Francesco che inutilmente ricorda a tutti di essere un peccatore e chiede preghiere.
Ma perché sentir parlare di diaconato alle donne come fosse un’apertura rivoluzionaria o almeno una svolta storica mi ha provocato un disturbo di stomaco?
Non certo perché sono maschilista: ai tempi, che furono quelli dei miei quindici anni, avrei voluto farmi prete ed ero indignata per il fatto che alle donne fosse riservata la sola possibilità di stare in convento, mentre i “maschi” potevano essere liberi.
Perché il tutto mi sa di una presa in giro, forse non voluta, ma certo di fatto.
Perché il discorso è stato sollecitato da suore, da donne già consacrate che vivono in comunità: un diaconato limitato alle suore mi sembra un contentino, ma ammetto di essere troppo diffidente e che l’innovazione riguarderà certamente tutte le donne.
Perché non si tratta di un’equiparazione al diaconato maschile: questo rimane il primo grado del sacerdozio, il passo che lo precede, anche se il diacono decidesse di rimanere in tale stato in maniera permanente, senza la volontà di accedere al passo successivo.
Perché si pensa a questo quando le menti più ricche e più aperte si sono allontanate dalla fede vissuta nella Chiesa. Prima si è creato il vuoto intellettuale e ora si vuole investire di responsabilità chi è rimasto, ben sapendo che si tratta di forze residue e necessariamente conformiste
Perché si pensa che i pochi giovani credenti lo siano “veramente, sottintendendo una migliore “qualità” del credente, quando in realtà questa diminuzione di forze rigetta la Chiesa cattolica a un livello di setta e si ripristinerà l’integralismo, travestito da innovazione epocale.

Ma!

Se la Chiesa non l’ha distrutta e non la distrugge il Vaticano, non ci riuscirà nessuno.

Battuta vecchia: «Io distruggerò la vostra Chiesa», disse Napoleone al cardinale Consalvi. «Maestà, sono venti secoli che noi stessi cerchiamo di fare questo e non ci siamo riusciti», rispose il Segretario di Stato di Pio VII.

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