Storia, vita e avvenimenti importanti: un libro eccezionale.

 

Dalla vita di una famiglia ebrea e altri scritti autobiografici

di Edith Stein.

 

Quando senti di una filosofa ebrea atea, convertita al cattolicesimo e che finisce ad Auschwitz, può capitare che vuoi saperne di più.

Se l’interesse è attratto dalla sua fine ti vien voglia di sapere qualcosa della sua vita e cerchi un’autobiografia, per sapere come lei vedeva sé stessa e come vivevano gli ebrei perseguitati, in quella Germania che li ha sterminati.

Non la troverai.

Avrai, invece, la possibilità di avere notizie della sua famiglia, scritte di suo pugno.

Se sei appassionato di storia, se vuoi un pezzo di storia raccontato con scrupolo, se per te storia non significa arida cronaca di eventi ritenuti punti di svolta, se nella storia trovi rilevante il fattore umano, ma consideri il romanzo storico un interesse a latere, uno dei libri che fa per te è “Dalla vita di una famiglia ebrea e altri scritti autobiografici” di Edith Stein, introdotto da un’analisi, di Angela Ales Bello e Marco Paolinelli, che tiene conto della globalità del suo pensiero. Pubblicato da Città Nuova Editrice, anno 2007 ed Edizioni OCD, anno 2007.

È un’opera che ti soddisferà, se hai acquisito la necessità storico-scientifica di entrare fin dove possibile nella coscienza collettiva (o più semplicemente mentalità) del tempo, per comprendere i fatti del passato.

Attenzione però: non una storia della sua famiglia, ma la vita della sua famiglia e attraverso uno stile essenziale, ma vibrante , verrai condotto immediatamente a vivere, con tutti loro, gli accadimenti.

Scoprirai che non c’era alcun pathos nell’essere ebrei in Germania; che non c’era alcun pacifismo vittimista e nessun interrogativo cosmico sulla necessità della guerra in genere né di quelle patrie in particolare, nella fattispecie del narrato, ma un grande amore e, anzi, una passione per la propria patria.

I tedeschi, ebrei e di qualunque altro credo, stavano bene a casa loro e non subivano alcuna discriminazione per motivi religiosi o etnici, erano anzi membri attivi e apprezzati della società.

Riporto qui le sue parole circa

  • i risultati di un referendum (pg 37)

L’intera famiglia si attirò l’odio dei polacchi per la sua decisa presa di posizione a favore della causa tedesca.

 Nel periodo delle elezioni furono mobilitate tutte le forze per raggiungere un risultato favorevole (nella direzione desiderata dai tedeschi).  Più di 50 discendenti della famiglia Courant, [cognome della madre] che erano nati a Lublinitz, vennero per votare. … Dopo questi sforzi il risultato fu tanto più amaro: Lublinitz divenne polacca. I miei parenti non poterono e non vollero neppure pensare di rimanere là, vendettero perciò la casa d’origine della nostra famiglia e lasciarono il paese natale.

  • la consapevolezza della madre (pg 51)

Lei è sempre stata una patriota tedesca. Si è sposata nel 1871 e le parole della marcia nuziale sono state composte sulla melodia di <<Es braust ein Ruf wie Donnerhall>>. Per questo motivo, anche oggi, non riesce a capacitarsi  che qualcuno metta in discussione il suo essere tedesca.”

  • e, ancora, il suo orgoglio nel prestare la sua opera di crocerossina, sospendendo senza se e senza ma gli studi cui tanto teneva. Ne narrerà in un intero capitolo, l’ottavo.

Edith è una patriota e, a scanso di equivoche associazioni di idee, ti dico subito che si dichiara esplicitamente avversa ai nazionalismi.

In una impostazione di vita di questo genere ecco che le restrizioni nei confronti degli ebrei appaiono incomprensibili. In quest’opera Edith non presenta spiegazioni che fossero sorte allora,  vi si trova invece una considerazione da convertita: dice che la mano di Dio si è abbattuta sul suo popolo  …(pg 485, in “altri scritti autobiografici”); inoltre parla dei cattolici come di quelli che, fra i non ebrei, più si interrogano sui fatti.

Del nucleo della narrazione, quello indicato dal titolo, la vita quasi quotidiana della sua famiglia, non intendo anticiparti granché: mi pare giusto che tu debba gustartela per intero. Il racconto comincia con le memorie di sua madre e, necessariamente, parte dai nonni per proseguire con le diramazioni generazionali successive, di cui è testimone diretta.

Ti dico cosa ha colpito me di questa famiglia: la grande coesione al suo interno e il grandissimo senso di responsabilità che caratterizzava quasi tutti, al punto da essere una discriminante nella valutazione dei comportamenti propri e altrui; si può quasi dire, con termini contemporanei, che era un centro di aggregazione sociale del tutto spontaneo, che ruotava intorno alla passione, al rigore morale, alla razionalità, alla fatica di un leader d’eccezione, una piccola donna d’amore e di ferro: la madre di Edith, che, pur non avendo molto studiato, trasmise ai suoi figli anche un’autentica passione per la cultura, valore peraltro severamente perseguito nella Germania del tempo in ogni ordine di studi.

E non ti dispiacerà poter curiosare nel modus vivendi dei filosofi dell’epoca.

Se tu che leggi questa mia sei un uomo, puoi andare tranquillo: non troverai sentimentalismi che ti infastidiscano: stai leggendo una guerriera riservata e audace, coraggiosa e discreta.

Edith, questa donna forte, sa, senza presunzione alcuna, quanto vale. D’altronde è una scienziata della filosofia. Scrive questa memoria per ubbidienza, ma conosce il proprio rigore narrativo, sa che sarà pubblicata e letta e pone delle condizioni: la sua opera sia pubblicata dopo la morte delle persone di cui parla.

Se, come me, hai un qualche interesse anche alla sua conversione, troverai qualche cenno che indica una qualche affinità spirituale col cattolicesimo in una Edith ancora atea, quando dice che la sua aspettativa era il matrimonio e che, senza saperlo, aspirava a un matrimonio di tipo cattolico.

Rileva la differenza di spiritualità paragonando un funerale ebreo a uno cattolico, con una riflessione sulla causa dei numericamente rilevanti suicidi fra gli ebrei (pgg 91-92).

E, ancora, un fatto che non dimenticherà (pgg 467,468): viene colpita da una donna che, con la borsa della spesa, entra in una chiesa cattolica a pregare. “Nelle sinagoghe e nelle chiese protestanti … si entra soltanto durante il servizio divino. Al vedere qui la gente entrare tra una occupazione e l’altra, quasi per una faccenda abituale o per una conversazione spontanea, rimasi colpita a tal punto che non mi riuscì più di dimenticare quella scena”.

In quest’ambito altro non c’è. Se si vuol sapere altro bisognerà leggerla come filosofa e come, tutto sommato, mistica. Suscita domande, infatti un passaggio dalla mentalità scientifica ad una spiritualità prettamente contemplativa: da subito infatti scelse il Carmelo, anche se dovette aspettare per entrarci. Ed è stupefacente che, impossibilitata a parlargli di persona come aveva  progettato, scriverà una lettera al Papa sulle discriminazioni naziste, illustrandogli la situazione e prevedendo ciò che poi sarebbe puntualmente avvenuto.

Ma questa è la sua storia, non quella della sua famiglia, anche se in “altri scritti” è descritta la lotta che dovette sostenere con sua madre ed il grande dolore che questa ne ebbe, a causa della sua conversione e della sua entrata al Carmelo.

Ti auguro un ottimo viaggio nella storia vissuta!

IMG_0126 (2)

Comments

comments

One thought on “Storia, vita e avvenimenti importanti: un libro eccezionale.

Lascia un commento