Chi ha paura di Giuseppe?

(Ciò che “Il mio Santo… di Carne” non è)

  Giuseppe da Copertino? Un Santo? No! Un’agiografia no. Davvero!
  Immagino possa essere questa una prima reazione alla vista della copertina di questo libro. E non solo da parte di ateisti militanti, ma anche da parte di chi vive la propria fede lontano da manifestazioni mistiche.
  Dico allora come ero e sono io nei confronti delle agiografie.
  Da quando ho cominciato a staccarmi dagli idealismi, le agiografie dapprima non mi convincevano più e pian piano hanno finito con l’apparirmi ridicole, se non addirittura nauseanti.
  Mai un santo normale, uno i cui difetti e peccati fossero dichiarati esplicitamente, senza coperture e velature retoriche consistenti in segni concomitanti -ed evidenziati- della Grazia che agiva in contemporanea.
  Conclusione: se uno voleva farsi santo, era inutile che si mettesse in lizza.
  Il peggio del peggio stava nella letteratura divulgativa e popolare, nella quale il divario tra il tipo di santità conclamata, appartenente a gente consacrata, e la possibile santità dei laici era tale che quest’ultima appariva spesso impossibile e raffazzonata, aumentando, per un verso, il senso di dipendenza psicologica da quella parte di chiesa consacrata, che spesso era “La Chiesa” per antonomasia e, per un altro verso, la contestazione interiore e la ribellione.
  Molto sarebbe dovuto cambiare dopo il Concilio Vaticano II, ma non saprei se così è stato, perché non me ne sono più occupata.
  Tuttavia un piccolo libro che parla esplicitamente di un santo di carne mi ha incuriosita. Quindi, l’ho letto.
  Nessuna nausea, nessuna voglia di ridacchiare, nessuna diffidenza.

S.GiuseppedaC

  Questo copertinese, Giuseppe Sacino, che scrive di S. Giuseppe da Copertino sa di cosa parla e, nell’ottica di un credente, ciò che si deve dire e come va detto.
  Dopo quattrocento anni, fa in modo che quel Giuseppe ci parli ancora con l’innocenza di… un uomo adulto.
  Certo l’autore auspica una devozione verso questo santo. Ma in maniera defilata, anche se chiara.
  In qualunque modo la pensiate, non vi dispiacerà averlo letto: un eccezionale uomo normale scalda sempre il cuore.
 Lo troverete chiedendolo in libreria oppure online (basta cercarne il titolo su google) oppure, scontato, scrivendo a dongiuseppesacino@gmail.com.
 Dalla recensione di  Padre Marco Tasca, Ministro Generale dei Frati Minori Conventuali,
  “È una storia, quella di Giuseppe, sotterranea, dimessa, nascosta, fatta di carne, propria dei poveri, dei miti, degli integri, dei giusti, ma è anche la storia quella che Don Pinuccio così magistralmente ha saputo offrirci, che ha senso, durata, valore, consistenza, e che è portata ad identificarsi con quella che appartiene agli uomini delle beatitudini: solo loro conoscono il segreto della felicità. … Si colora una figura, quella del Santo copertinese, assai normale, semplice, umana, sofferente, ma che gradatamente prende luce, gloria e bellezza dallo stesso Signore, anch’egli pellegrino sofferente e partecipe, lungo le strade polverose della Palestina.  … Queste vicende sono narrate da chi ha trascorso nello stesso paese una vita intera, da chi è vissuto all’interno del borgo antico e ne conosce pietra su pietra, casa dopo casa, vicolo accanto a vicolo… e ricordarne i costumi e ripeterne l’idioma dialettale.”

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