Biografia e biografie, complice il web. 2

Passo subito al fil rouge della narrazione: la comunicazione che divenne creatività.

Proseguo con la mia avventura. Quelle correlate dei miei amici, di alcuni almeno, le narrerò in seguito, brevemente e con discrezione.

Molto semplicemente vi metto a disposizione alcuni dialoghi, relativi ovviamente a cose scritte da me. Li conservai e li pubblicai nella mia prima silloge “AMNIOS”, perché ero grata a tutti e pubblicamente volevo ringraziarli.

 

Il mio primo scritto in prosa si prese una bella critica da parte di una giovanissima e fenomenale amica, Alice Bassi.

Ve lo propongo.

 

23 febbraio 2010 alle ore 22.36
Per Fabrizio: “Uno stupido, patetico bussare”
La vera storia di Marinella.

Era seduta sola, sulla valigia, in quella che appariva un’immensa piazza antistante al porto. Era tutta vestita di nero ed era ripiegata su se stessa. Il cielo era ancora plumbeo e una leggera pioggia non alleggeriva l’atmosfera, anzi si era alzato un vento freddo che la faceva turbinare.
Lei, a tratti, sollevava lo sguardo al di sopra delle braccia incrociate sulle ginocchia e guardava verso la nave che l’aveva portata fin lì e che sarebbe ripartita la sera stessa.
Un coro di migliaia di donne silenziose osservava dai palchi del cielo.
A un tratto si alzò con fatica, prese la valigia e si diresse verso la nave.
Il coro delle prefiche cominciò ad intonare un lamento. Lei non sentiva. Procedeva. Il vento le portò via il cappello che lei salutò con una breve occhiata. Arrivata sulla soglia del molo, di fronte alla nave, poggiò la valigia per terra e sfilò la cintura dal lungo piumino nero che la riparava, poi si sfilò il piumino che il vento portò subito via infangandolo sul cemento bagnato e sporco, si legò la valigia al polso. Il canto delle prefiche diveniva gradualmente più alto e più straziante. L’aria tutt’intorno ne era piena. Qualcuno, lontano, cercava l’origine di quel canto, ma nulla si poteva vedere né comprendere. Lei era già lontana da tutto e, giunta al limitare del molo, si lasciò andare, insieme alla valigia, avvolta nel vestito rosso che doveva essere una sorpresa. Le voci ululavano strazianti.
Fu pescata tempo dopo. Non fu identificata.
A causa del vestito rosso pensarono a una prostituta.
Nessuno bussò mai alla sua porta perché il tempo si capovolse e un uomo ritornò nel ventre di sua madre per poter rinascere. Per non credere che si era messo un cappello bianco e un mantello rosso e aveva lasciato che una donna scivolasse via.

Commenti

E’ un’idea originale e molto carina 🙂 bello l’utilizzo del latinismo “prefiche”, finora non avevo mai letto nessun racconto o romanzo che prendesse in considerazione questo termine.
Devo dire che personalmente trovo lo stile un po’ confusionario e pesante, grezzo più che altro, ma sono considerazioni del tutto personali 🙂 dipende dai gusti.
Più che altro, spero che il racconto non celi note autobiografiche (non il suicidio in sé, più che altro il malessere e il senso di sconfitta che trapela da tutto il brano), anche perché gli uomini non sono affatto tutti cattivi 🙂 così come le donne non sono tutte vittime, a meno che non permettano agli altri di trattarle come tali.
Un caro abbraccio,
Alice Bassi

8 dicembre 2009 alle ore 14.10 ·

 

In effetti non era un tentativo letterario, ma un’allucinazione emotiva.

Teresa

8 dicembre 2009 alle ore 14.37 ·

 

Proprio per questo mi preoccupo… spero che in altre giornate le tue allucinazioni emotive rappresentino anche qualcosa di più luminoso 🙂 e lo dico perché provo affetto per te, non per il risultato in sé… io di solito riesco a scrivere solo quando sono sconvolta, quindi fai te! 😉

Alice Bassi

8 dicembre 2009 alle ore 14.38 ·

 

Dal punto di vista stilistico non ha proprio niente, anzi un che di antiquato e quasi di grottesco. La tengo un altro giorno per eventuali altri commenti, poi la tolgo.

Teresa

8 dicembre 2009 alle ore 14.42 ·

 

Se l’hai pubblicata è perché ci tenevi, e anche se io ritengo che lo stile possa essere migliorato non significa che tu debba toglierla. Se l’hai scritta, è perché avevi bisogno di comunicare e condividere con gli altri uno stato emotivo e un sentimento. Fai ciò che preferisci, ma non sentirti obbligata a eliminare la nota solo perché io ne ho dato un parere stilistico personale. Baci.

Alice Bassi

8 dicembre 2009 alle ore 14.49 ·

 

già! …sconvolta….no comment, tanto è così. Se sono presente a me stessa nel tempo e nello spazio non vien fuori ente…debbo essere immedesimata in altre  realtà. Mi viene in mente Dario Argento che, in un’intervista, disse che quando scriveva era così agitato che doveva trasferirsi in albergo per non turbare la famiglia e che una volta scappò fuori dalla camera dell’albergo più o meno urlando dal terrore insito in ciò che stava scrivendo.

Teresa

8 dicembre 2009 alle ore 14.54 ·

 

Noo, non per te…è che dopo un po’ la cosa mi ridiventa “personale”, mi torna indietro nel corpo…non so esprimermi meglio di così. Anche se poi, fra breve, scomparirà nella forra di fb e toglierla o lasciarla sarà lo stesso.
Ti abbraccio,… Alice.

Teresa

8 dicembre 2009 alle ore 15.01 ·

 

Ahah, no, a questo livello non ci sono ancora arrivata! 😉
Piano piano ho però imparato che non mi serve giungere a un livello di tristezza mistica per scrivere, perché anche la pace e la serenità per me sono diventati finalmente sentimenti… profondi e straordinari come quelli che sentivo prima, quando stavo male. Ora riesco a scrivere molto più spesso, e scrivo racconti anche di altri tipi, oltre a quelli dove narravo il mio orrore e le mie allucinazioni di quando ero depressa. Ciao… 🙂

Alice Bassi

8 dicembre 2009 alle ore 15.04 ·

 

Capisco ciò che intendi dire 🙂 fai ciò che senti più giusto per te stessa. Un bacione.

Alice Bassi

8 dicembre 2009 alle ore 15.05 ·

 

Molto bella Teresa, la condivido.

Adriana Scanferla

13 dicembre 2009 alle ore 17.05 ·

 

Vi ringrazio, Adriana e Signora del vento, siete anche molto gentili, perché era solo buttata giù e dimenticata. Andrebbe rivista. Risente della ruggine da mancanza di esercizio o meglio, da trascuranza di un bisogno.
Niente in confronto a “…Una nuova era”.
Vi abbraccio.

Teresa

6 febbraio 2010 alle ore 4.17 ·
Molto bella anche se tragica.
Quale strano destino l’avrà spinta a quel gesto folle invece di salire sulla nave e ricominciare una nuova vita?

Adriana Scanferla

23 febbraio 2010 alle ore 23.28 ·

 

Bella, ma di un pessimismo e tragicità portati alle estreme conseguenze!

R. D. V.

23 febbraio 2010 alle ore 23.53 ·

 

stupenda, ma molto triste

A. G.

24 febbraio 2010 alle ore 9.54 ·

 

‎*_ * mi commuove sempre questa …..storia di Marinella.

V. B.

24 febbraio 2010 alle ore 10.48 ·

 

Grazie Teresa!

P. M.

24 febbraio 2010 alle ore 21.14 ·

 

Zia, scusa se non ho commentato prima ma sono stato indaffaratissimo! è interessante il cambio di prospettiva che si legge. Cambiare l’occhio che vede l’evento diventa un cambiare totalmente l’evento stesso. E’ una cosa che mi farebbe piacere scrivere…

A. J.

25 febbraio 2010 alle ore 11.21 ·

 

Graaaaazie Ricooooo!

Teresa

25 febbraio 2010 alle ore 14.03 ·

 

Castelsardo..l’ho riconosciuta!!!! (riferito a una foto che l’accompagnava (n.d.r))

Purtroppo però la storia è davvero triste….il suicidio è davvero un atto drammatico ma a volte sono riuscita quasi a comprenderlo…..

C. S. S.

1 marzo 2010 alle ore 17.12 ·

 

Direi molto nera al suo interno….che tenerezza…..

M. D.

4 marzo 2010 alle ore 18.20 ·

 

Una bellissima storia ma altrettanto tragica… se la si legge da un’ altra prospettiva sembra cambi il suo significato, che è triste ma che fa riflettere.

S. D.

4 marzo 2010 alle ore 22.11 ·

003 (2)

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