AMNIOS

 

Eccomi a voi per dirvi compiutamente di AMNIOS!

Integro questa pagina con le informazioni relative.

Innanzitutto con le recensioni: meglio che parlino gli altri.

Carolina Benincasa

di Catanzaro

Dott. in Economia e Commercio; Docente di Geografia; Scrittrice di componimenti lirici e redazione di articoli; Studiosa di mitologia, autrice del libro “Viaggio misterico nella città di Sassi”

 AMNIOS
Amnios, Bios simboli di vita su GAIA. E di realtà vitale narra Teresa nelle sue liriche con linguaggio aulico, raffinato accessibile al cuore alla mente. Ricordi di infanzia che determinano, a volte, il futuro di donna, filastrocche di bimbi che narrano di gioie pregresse eppure vive nel cuore. Ricerca dell’Essere, eterno dilemma di chi anela vivere il giusto nel proprio quotidiano. Intimistica, sociale ,dolce, intensa nel narrare esperienze vissute od apprese, condivise con intensità, profonda umanità. Attuali od agè che siano. Che sia una gioiosa filastrocca od una lirica , l’intensità del narrare, è tale da coinvolgere il lettore che ne diventa componente, partecipe. In toto. Non pessimismo od illusorio ottimismo definiscono lo scrivere di Teresa bensì il quotidiano su GAIA, reale, privo di orpelli, vissuto, amato .Ed a completare la descrizione del vivere su GAIA, ecco i pennelli a sottolineare Gioia , Speranza , Illusione , Amore ineluttabili compagni di viaggio nel sentiero di Bios, dopo avere abbandonato Amnios.

Carolina Benincasa

 

 

Nunzia Piccinno

di Aradeo (LE)

Dott in Scienze religiose; Insegnante; Ricercatrice ed esperta in tradizioni popolari, architettura ed arte sacra, monumenti da ristrutturare; Organizzatrice di eventi culturali.

Amnios

Terry Salentina in questo libro dimostra una grande sensibilità, una grande attenzione all’altro che lei vede come un “amico” a cui donare una parte di sé e con cui rapportarsi. Nell’introduzione del libro l’autrice stessa racconta come il suo percorso poetico sia nato grazie all’incoraggiamento degli amici che hanno risvegliato in lei la voglia di scrivere; e questo è stato reso possibile grazie alle amicizie “virtuali”. Così scrive Teresa: «virtuale, pur non essendo corporeo, è certamente reale».
Che dire delle sue poesie?
Certamente molto belle, scavano in profondità, nell’animo, risvegliando sentimenti ed emozioni. Indubbiamente Terry non è poetessa da poco tempo, ma da sempre, da bambina, come possiamo intuire leggendo alcune poesie scritte da lei all’età di 8 anni e di 15. In lei la poesia è qualcosa che travalica il tempo, lo spazio, l’interiorità e trasmettendoci immagini, colori,… non si limita ad parlare solo di sentimenti, ma ci restituisce parte della sua cultura e della sua vita, vi ritroviamo infatti riferimenti a Montale, oppure parole riprese dai classici come il canto delle prefiche, o la Rosa fresca aulentissima di Cielo d’Alcamo… ed anche molto di più, una sottile critica a Fabrizio de Andre’ e alla sua Canzone di Marinella. Quest’ultima, la Canzone di Marinella, recita esattamente così: e lui che non ti volle creder morta bussò tre volte un giorno alla tua porta, nella poesia di Terry il bussare dell’uomo diventa uno stupido, patetico bussare e, l’uomo, colpevole di aver lasciato scivolare via una donna, ritorna nel ventre di sua madre per poter rinascere. Nella poesia “Bella” traspare il forte senso di serenità interiore della protagonista, una donna obesa, ma bella. Una bellezza non solo interiore, che promana dalla consapevolezza di sé, dall’accettazione della propria fisicità. In una cultura come quella italiana che ha precisi canoni estetici, in cui la bellezza di identifica con “magrezza”, questa donna, che all’inizio l’autrice sospetta provenire da un’altra civiltà, è proprio italiana. La sua bellezza non è legata alla forma fisica ma all’armonia, alla serenità.
Che dire delle poesie? Davvero belle.
Ma Teresa non solo ha saputo scriverle con il cuore, si è messa soprattutto in gioco, ha accettato le critiche dei suoi interlocutori virtuali, ma “reali”, li ha presi sul “serio”, ha risposto, ha ringraziato tutti.
Grazie Teresa, o Terry come ti sei firmata nella dedica del libro, finora non avevo conosciuto una persona generosa e sensibile come te!
Nunzia.

 

 

Adriana Scanferla 05/02/2013

di Gallarate (VA)

Artista; Poetessa; Scrittrice; Impegnata in ambito sociale e politico:
Cara Teresa,
finalmente sono riuscita a leggere con calma ed apprezzare appieno la bellezza del tuo libro. Le tue poesie e i tuoi brevi racconti sono davvero incantevoli, hanno la capacità di emozionare il lettore che si lascia volentieri coinvolgere e contaminare dalle sensazioni che sa esprimere la tua anima intatta. Deliziosa la parte riservata ai commenti, mi è piaciuto questo “rileggermi dopo”, è un pò come confrontarsi davanti allo specchio e comprendersi meglio, ti devo dire che mi sono piaciuta e di questo ti ringrazio. Un grande abbraccio Poetessa!

 

Adele Loriga Camoglio

di Sassari

 

Dottore in Pedagogia-Scienze Sociali; Consulente famigliare: Operatrice C.A.T.; Pedagogista educatrice per famiglie e anziani; Pittrice, Poetessa; Scrittrice; Drammaturga; Attrice; Scopritrice di talenti; Autrice e animatrice di eventi culturali e umanitari.

AMNIOS

Nella bellissima raccolta di Teresa De Salvatore, in arte “Terry Salentina”, AMNIOS,occupa un luogo di assoluto rilievo la parola.

Leggendo la raccolta scopriamo di trovarci al cospetto della percezione del nostro sé e dell’altro, come il nostro doppio, come significato diverso dall’io, nella diversità e nella comunione del linguaggio. Le poesie, tutte nutrite di immagini sia lievi sia forti, di metafore e sospiri, di chiusura ed apertura, offrono dialoghi di vera straordinaria bellezza, riflesse in uno specchio censurato e scaltro, custode di sentimenti, di nostalgie, di umori, di voci di sentimenti,di voci, di evanescenze lontane e vicine che dicono, si rincorrono, si incontrano. . La poesia di Teresa corre e va verso una ricerca stilistica,compresa tra il prendere le distanze dalla poesia crepuscolare, dal classicismo, dall’ermetismo, per sviluppare un suo “dire” poetico, in un timbro del tutto personale. Tutti i componimenti paiono svilupparsi in una luce quasi irreale, mite, incantata, contraddistinguendo così ogni sua opera. Nella scrittura di Teresa esiste una formula interiorizzata dell’Io-Dio, di un incontro scontro di un misticismo che si espande in ascesi.

Il profondo è unito al battito del cuore, che pulsa in modo tale che il Logos diventa respiro, soffio vitale, per essere, per esistere, per dire.

Logos= parola.

Parolapensata, parlata, scritta, disegnata.

Parolamuta.

Parola che vola nei segni, che dice e non dice.

Parola per gridare, urlare, tacere.

Parola d’amore, d’invocazione e di disprezzo.

Parola per chiamare il silenzio, per vedere il silenzio, per poter stare nella nicchiadel silenzio.

Parola nell’eco distinto ed evocato, lontano come miraggio di sillabe e consonanti.

Parola per condividere il tutto e il vivente, nell’abbraccio e nell’ostilità.

Logos nel perfetto e nell’imperfetto, nel giusto e nell’ingiustizia. Nella normalità (che cosa è poi la normalità?) e nella follia; follia seducente, lucida, amica e nemica.

La parola nel sorriso e nel pianto, nella danza che inebria, al di là di noi stessi, nella musica, madre del nostro sentire, udire.

Parola che ci accomuna in un liquido amniotico, che ci vede fratelli, figli di uno stesso Dio, in un respiro ampio, nella conoscenza e nella divinazione del Logos creatore.

La leggerezza contenuta in alcuni componimenti di Teresa, lenisce la sofferenza,che è insita in altri. Tale leggerezza che si inclina verso il dolore e i fantasmi della fine, diventa, così, l’ornamento per narrare, per poetare, nel supremo gioco della parola.

Appare nei versi dell’autrice l’appartenenza alla sua terra d’origine, che pare accomunarsi, radicarsi alla “sua” Sardegna. E parla la natura evocante il mare amico, nemico; il mare che allontana e avvicina. Con Teresa ne sentiamo i profumi, la risacca placida, la tempesta furiosa. lo splendore abbagliante del sole, che bacia le onde, in un sortilegio sacro di parole e di silenzi.

 

Adele Loriga Camoglio

Sassari,Aprile 2013

Castelsardo,14 – 04 – 2013.

 

Daniela Carta

Dottore in Filosofia, Preparazione avanzata negli studi d’intelligence e sicurezza nazionale, acquisita in un corso biennale in INTELLIGENCE & SECURITY, consulente della comunicazione di una casa editrice tedesca (Isuku), Insegna informatica.

 

Premetto: io sono una delle poche che non ha facebook.

 

Quando ho letto il libro appena ho visto la prima parte concludersi ed iniziare una seconda con i commenti di facebook sulle poesie appena lette sono rimasta sorpresa.

Ad essere sincera sono partita prevenuta. Se, da un lato, Facebook è ormai diventato un fenomeno di costume diffusissimo (specialmente per i giovani), dall’altro è frequentemente oggetto di critiche per le vere o presunte violazioni della privacy e per l’uso a volte scorretto e inappropriato che ne fanno i suoi utenti per trasmettere messaggi. La Retee il Social Web, con la loro potenza di penetrazione nella vita quotidiana, non vi è dubbio  che stiano modificando le abitudini e che stiano incidendo anche sulla Poesia.

 Con l’avvento di internet la produzione e il consumo della poesia sono aumentati notevolmente: secondo le fonti di internet, ogni anno 4 milioni di poesie vengono pubblicate sulla rete è questo ha i suoi vantaggi e svantaggi. La poesia se da una parte diventa accessibile a più persone anche ai più giovani spesso restii a questo tipo d’arte, dall’altro subisce una sorta di inflazione e massificazione che provoca una perdita di identità e intimità.

Poi mi sono ricreduta e sono rimasta piacevolmente sorpresa. In questo caso credo che l’uso che si è fatto di facebook sia stato geniale ed innovativo.

La poesia come scrittura è un arte solitaria dove esiste lo scrittore e la sua scrittura e per avere un consenso o dissenso da parte del pubblico bisogna aspettare la pubblicazione.

Con l’utilizzo che si fa di Facebook in questo libro la scrittura ha nuova vita nel dialogo e nel riscontro diretto quasi immediato tra chi scrive e chi legge. Tutto ciò trasforma il tutto in qualcosa di attivo e vivo (se pur virtuale). I commenti fatti tramite Facebook permettono di conoscere meglio non solo la scrittrice ma gli stessi lettori che contestualizzano la loro lettura nella quotidianità.

Chi legge questo libro non può non cogliere l’importanza del viaggio in un mare sempre presente che però  diventa emozione tra i pensieri della scrittrice e tra i commenti dei suoi lettori.

 Daniela Carta

Sassari,Aprile 2013

Castelsardo,14 – 04 – 2013.

 

GiuseppeTirotto

di Castelsardo (SS)

Dott. in Lettere; poeta; scrittore; vincitore di molti premi per il livello culturale dei suoi scritti, per la sua ispirazione appassionata, per aver saputo rendere in vernacolo castellanese, lingua di cui ha profonda conoscenza, storie e stati d’animo quasi intraducibili.

 

AMNIOS diTerry Salentina

 Quando qualche mese fa ho trovato nella cassetta della posta il libro Amnios di Teresa De Salvatore non sono rimasto particolarmente sorpreso, anzi devo dire che da sempre ero sorpreso del contrario, cioè, come mai la professoressa De Salvatore non ci avesse ancora onorato di una sua pubblicazione, nel senso di rendere pubblica, o, meglio, come lei stessa dice in prefazione, “di condividere con gli altri questa sua esperienza interiore”, cioè, utilizzando una delle parole più pregnanti della tradizione sarda, condividere quell’Ardia di pensieri,sensazioni, emozioni che sicuramente scalpitavano al di là di quello sguardo inquieto, lo sguardo da cielo settembrino, limpido per quanto attraversato di quando in quando da nuvole.

Sì, io l’ho sempre saputo che oltre quello sguardo c’era l’animo di un poeta, forse solo un’intuizione. forse solo un auspicio, eppure …

Eppure, benché nella sua ormai ultra decennale presenza a Castelsardo le nostre strade abbiano avuto poche occasioni di incrociarsi, quando ciò si è verificato ho avuto modo di avvalorare le mie impressioni. Maggiormente a posteriori, ricogliendo i frutti di una buona semina.

Questo posso affermarlo da una posizione privilegiata, cioè da genitore di una figlia che alle scuole medie ha avuto come insegnante di lettere Teresa; ebbene, certi titoli di temi, certi approfondimenti, certe letture consigliate, vanno oltre l’ordinario e pregevole compito che un insegnante si propone nel momento in cui intraprende quella che troppo sbrigativamente e sempliciottamente i più chiamano professione, l’insegnamento, che, per quanto negli ultimi tempi in troppi si siano affannati a screditare, rimane sempre una missione, la missione di formare gli uomini e le donne di domani, e Teresa questa missione l’ha portata avanti col rigore necessario di un’insegnante, ma anche con la sensibilità del poeta.

Nel nostro piccolo, per questo, io, mia moglie e mia figlia, ormai diventata donna, non possiamo che ringraziarla.

Io, poi, ho un ulteriore motivo di gratitudine da tributarle: da quando ho cominciato a pubblicare libri Teresa è stata sempre presente alle manifestazioni che mi riguardavano, ma non solo, ha letto tutti i miei libri,anche quelli in castellanese, lei, una “continentale”, come diciamo qui, si è applicata ed è riuscita a farlo, a dimostrazione che con la volontà si possono superare difficoltà all’apparenza proibitive.

Operazione che assume valenza maggiore se si considera che molti castellanesi mi hanno confessato di non essere riusciti a leggere i miei libri in castellanese perché troppo complicato leggerli.

Anche per tutte queste cose sono contento di essere qui stasera a parlare delle poesie di Teresa. Poesie raccolte in un volume dal titolo accattivante Amnios, termine che in biologia rimanda all’involucro membranoso che racchiude e protegge l’embrione, ovvero il primo stadio della vita ove tutto si compie. Ecco Amnios in questo caso è l’involucro che contiene questa prima creatura della creatività di Teresa, preludio ad altre che si succederanno.

Ma, soffermandoci su Amnios, balza agli occhi la scansione fra le 38 tra liriche e prose, composte, a parte le prime quattro risalenti ai primordi dell’autrice quasi a ricordarci che chi è poeta lo è da sempre, dicevo composte in un arco temporale che va dal 9 ottobre 2009 alle 18.32 del 19 maggio 2012.

Si, avete capito bene, alle 18.32, non solo il giorno con cui spesso i poeti indicano lo sviluppo diacronico del proprio percorso poetico, non solo l’ora che a volte riassume il tempo del comporre, ma anche i minuti, quasi un presagio divino, l’attimo fuggente con cui Teresa vuole timbrare e certificare il parto delle sue creature, come sorgente di un rinnovamento epocale.

Di solito solo all’inizio dell’anno nuovo si enfatizza con precisione la nascita di nuovi esseri viventi. Quante volte non vi è capitato di sentire, nella clinica tal dei tali, alle 0.24 è nato Roberto, primo nato del nuovo anno, pesa bla bla bla … Bene, Teresa lo fa con molte sue poesie, marchiandole così con il calore della sua creatività.

Resta da capire, e forse ce lo spiegherà lei, se quell’attimo coincide con lo scoccare della fatale scintilla poetica e se l’accomuna, invece, all’ultimo punto che chiude la poesia, pur sapendo che una poesia non finisce mai in quel punto conclusivo, ma che continua con le sensazioni che riesce a trasmettere a chi la legge. Qualunque sarà la risposta di Teresa, rimane una peculiarità che incuriosisce e colpisce il lettore.

Amnios è un libro apparentemente facile, ma a livello semantico, cioè nel substrato più occulto, cela e disvela il retroterra culturale dell’autrice, che dimostra di aver ben assimilato e conoscere le lezioni della poetica italiana ed internazionale, da quella degli albori (la rosa fresca aulentissima di Cielo d’Alcamo) a quella del suo secolo, il Novecento, con riferimenti al Montale dei milioni di gradini discesi, alla lezione ermetica di Ungaretti, riconoscibile, oltre nei contenuti, anche visivamente, nell’utilizzo del verso breve, oppure il richiamo al Palazzeschi poeta, nelle filastrocche ironiche, gioiose ed onomatopeiche seppur dense di significati (vedi Pepe o Il cacciator distratto).Cercate di ricordare “La fontana malata”.

Nei molteplici riferimenti all’Amnios, al liquido amniotico primordiale e purificatore, si ritrova anche Garcia Lorca Della suite del Regresso (La suite ritorno), che disperatamente chiede di lasciarlo tornare alle origini, alla purezza del ventre materno, perché chi va avanti, come l’acqua corrente si intorbida e non vede le stelle.

E il Novecento è ancora più evidente col tributo-rimprovero a Fabrizio De André nella breve prosa, La vera storia di Marinella, e nella lirica Una prosa con gli “a capo”. In questa breve prosa ho pensato di cogliere aspetti autobiografici; logicamente non ho inteso il suicidio materiale della protagonista nelle corde dell’autrice, quanto un suicidio culturale, nel senso di rinuncia, immaginando lo sconcerto di questa giovane continentale che sbarca in Sardegna agli inizi degli anni 70. E allora, la Sardegna, per chi arrivava da oltremare era a distanza siderali, non solo in termini chilometrici, quanto,come detto, culturali.

Gli indizi che l’autrice rilascia rimandano inequivocabilmente ad un’atmosfera di morte: la protagonista è tutta vestita di nero, sotto un cielo plumbeo sferzato da un vento gelido, mentre incalza un canto di prefiche, che, in Sardegna soprattutto, è un canto funebre. La giovane è combattuta tra la nave del suo passato e il canto delle prefiche, che come le sirene di Ulisse l’attraggono verso una nuova dimensione sconosciuta. Cede al canto del destino, il vestito rosso è l’identità a cui rinuncia, essa viene risucchiata nel nostro sistema e noi a Castelsardo non possiamo che essere contenti di questa scelta, così stasera possiamo discutere delle sue poesie con le quali in qualche modo “si mette in gioco” donando una parte di sé agli altri, poesie che scavano nelle profondità dell’anima, riandando alla virginale purezza dell’essere, ridestando il mitico universo delle percezioni, delle emozioni e dei sentimenti che riemergono dagli abissi indifferenti ad un fulgore nuovo, come quei tesori subacquei incrostati di limo che rivedono la luce.

Giuseppe Tirotto

Castelsardo 14 aprile 2013

 

Gabriella Rustici

di Siena

Dott in Lettere; conoscitrice profonda e raffinata della letteratura italiana; dott in Teologia; teologa valdese; insegnante; ricercatrice in ambito storico; presente in studi storici su Siena e sulla Grande Guerra.

AMNIOS

Ho conosciuto Teresa vagando per Fb. Per caso mi imbatto in una, due, tre poesie… E nei commenti alle medesime, che danno subito l’impressione di un dialogo già avviato con chi le aveva scritte. E “ postate”. Noto che l’autrice li prende in considerazione e vi riflette, non tanto per modificare, quanto per proseguire nel suo lavoro di scrittura. Chiedo: chi sei? Dove posso trovare i tuoi testi? Risposta inquietante, per me: “qui”. Rimango fulminata. Ho idea che Terry sia una insegnante in pensione che come moltissime altre, finalmente, decide di dedicarsi a qualcosa che non aveva avuto il tempo di coltivare. Esatto. Avviamo un dialogo intenso e gratificante, non solo e soprattutto sui testi. Mi piacciono le sue poesie, a volte di più altre di meno, mi piace quello straordinario contesto, quel respiro comune. Il web sembra scarnificato, ma non lo è, gronda lacrime e sangue, la fisicità è rinviata, o data come fondamento, una specie di super corpo comune che rende possibile l’immedesimazione nei pensieri e nei sentimenti dell’altri e la comprensione del messaggio.  E’ una comprensione diversa da quella del semplice  lettore  muto? Anche questo mi incuriosisce.

In realtà in quel momento Terry- Teresa aveva già pubblicato online, in cartaceo, la raccolta di Amnios, facendo, mi spiega, tutto da sola, immagine di copertina compresa e firmandosi con lo pseudonimo di Terry Salentina.

L’intreccio di testo e contesto, in cui il contesto di comunicazione e successivamente di pubblicazione, entra nell’opera, senza intaccare la singolarità di ogni testo, rimane saldamente nelle mani di Terry- Teresa.. L’autrice riconosce questo dato nell’introduzione ad Amnios, decidendo di pubblicare i commenti e inserendo nel libro poesie infantili ed adolescenziali. Contesto di comunicazione e pubblicazione e contesto di vita, uso di uno pseudonimo: una strategia che consente a Terry- Teresa di raccogliere frammenti di vita come dentro una rete di protezione. Ne è consapevole, lascia che le sue parole ora erompano, ora fluiscano, lente o vivaci.

 

Dunque il libro è un’ autobiografia poetica, dove la storicizzazione di eventi e sentimenti, interiori – esteriori, avviene nell’assoluto di una parola,di un verso, di un ritmo, non più revocabili.

Amore, maternità, dolore, sono temi ricorrenti nelle poesie e nelle prose poetiche di Terry- Teresa, abituali, banali, di che altro parlare se non di amore e morte…Testimoniano la vocazione dell’autrice a cercare la possibilità di una trascendenza nell’umile, nella terra, nella vita prima dell’uomo (umanità). La raccolta si apre infatti ufficialmente con brevi versi dedicati ai funghi: Alétheia Funghi. Verità nascosta e rivelata.  Ed è un continuo nascondersi e rivelarsi per Teresa,con progressiva libertà, contraddizioni, inciampi, nella paziente determinazione che l’offerta di sincerità sia già un atto comunicativo, o meglio, di comunione, anche quando le parole si frenano, ritornano su stesse piegandosi a stereotipi, usati come etichette indicative che chi legge interpreterà se vuole e modificherà se crede, oppure si spingono oltre, fino a rischiare di interrompere la comunicazione.  (Tutto il giorno ho pensato meraviglie.. Solitudine del diamante e Quercia di viole). Sulla prima di queste due poesie i commenti sono stati numerosi, ben curati (Lele Mastroleo) condivisi dall’autrice.  Alcuni, ( M. R. Soro) inseriscono elementi personali, emozioni e ricordi che oltrepassano il testo, lo.ricostruiscono dall’interno. Segno che la comunicazione è riuscita e il compito della poesia è stato ben svolto,quando si crede che questo sia cambiare il mondo cominciando da un singolo cuore. A “Quercia di viole”, raffinata e difficile, con un equilibrio da acrobata sul filo, si accosta “Ho saputo,” dura fino all’urlo, nella quale, come in “Palisra”, l’intensità delle emozioni ha bisogno della rassicurazione di ritmi e parole già sperimentate, già attese da chi legge. E infine, il gioco e l’ironia, la filastrocca irridente. A me piacciono molto le sue poesie giocose, che si affidano al canto, perché credo che nel dimenticarsi ci sia altrettanta verità che nel ricordarsi. Memoria e oblio vanno sempre insieme.

L’equilibrio formale, risultante dalla pacificazione tra emozioni, memoria personale e  necessità di comprensione, condivisione, è un orizzonte sempre presente nell’autrice, ma non l’obiettivo primo di Amnios. Rimane in attesa che l’esercizio affini lo strumento espressivo.

L’alternarsi e a volte il mescolarsi di linguaggi, dalla citazione poetica ( rosa fresca aulentissima) al libero uso del dialetto sono una caratteristica che Terry-Teresa mantiene e coltiva come sua personale disposizione e che affina nel tempo. Con eccellenti risultati, mi sembra.

Nel secondo libro appena pubblicato “Ritorno”, la ricerca formale è una componente espressiva, un obiettivo esplicito. Tra rivelarsi e nascondersi, un velo sottile dona maggiore politezza e precisione ai testi, che si allontanano dal contesto, dal web.

Eppure Amnios rimane per me un’opera significativa, con le sue esplosioni, con il suo ridere e piangere e la rumorosa coralità dello sfondo, in cui l’imperfezione entra in gioco quale segno di piena e dunque perfetta umanità del dire.

Siena, 27 – 09 – 2013

 

Teresa Anna Rita De Salvatore

di Lecce

Dott. in filosofia; poetessa; scrittrice; autrice di AMNIOS.

Penso che un regresso a prima dell’infanzia in una coppia sia il massimo dell’erotismo che si possa raggiungere: la sospensione nello stesso liquido amniotico è l’ammissibile minimo di separazione, è bios senza thanatos; l’accenno alla fraternità che ne può conseguire è al divenire consanguinei, cioè una carne sola. La comunicazione verbale, iniziale ma non solo, tra una coppia, il logos, è già bios, secondo la teologia cristiana (la parola che crea). Questo il filo conduttore interno della poesia che comincia con il negare il senso biblico (vetrotestamentario) del conoscersi nell’accezione comune del termine e prosegue con un Logos neotestamentario.

Il cantico dei cantici mostra di saperla lunga, ma si ferma all’incanto, senza accennare alla comunicazione.

AMNIOS

Senso biblico del conoscersi

 

improbabile dicitura:

 

è stato il parlare

a rendere il respiro

logos creatore

 

e allora le anime hanno nuotato

sospese

nello stesso liquido amniotico,

 

nuove menti originarie

 

spalancate alle incognite dell’universale sconosciuto

 

stessa età di tempo eterno

nei corpi bambini

mai più soli.

 

 

In seconda battuta:

Per avere questo libro contattatemi qui: terrysalentina@gmail.com

 

 

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Quando AMNIOS è un ulivo!