AMNIOS e Adriana Scanferla. Biografia e biografie, complice il web. 4

AMNIOS e Adriana Scanferla

Il dialogo fra Adriana e me cominciò subito, come risulta dal mio articolo http://tardes.it/biografia-biografie-complice-web-2/.

Proseguì in maniera pressoché ininterrotta tra me che continuavo a scrivere e a ricevere apprezzamenti da lei e lei, già poetessa da tempo, che pubblicava i suoi versi, talmente pregni di impegno sociale, empatia, riflessioni da lasciarmi spesso senza un’adeguata possibilità di commento. A ciò si aggiungeva un’evidente competenza in campo artistico e una passione vera per tutto ciò che cadeva sotto le sua esperienza vitale, tale da provocare immediatamente  coinvolgimento, ammirazione e stima.

E tuttavia Adriana era –e lo è ancora- priva di qualunque presunzione: fui sorpresa, infatti, dal fatto che si decise a pubblicare una silloge delle sue poesie solo dopo che io, novellina che si considerava “dilettante fuori tempo massimo”, avevo pubblicato la mia prima opera, AMNIOS.

Una silloge, quella di Adriana, dedicata a Laura Prati “… che una mano assassina ha fermata, immortalandone la figura ad esempio e monito per tutti e tutte noi”, come lei stessa scrive.  Davvero arduo e per me impossibile scrivere qualcosa di più e di meglio di ciò che hanno detto persone ben più qualificate di me: Giuseppe Musolino nella prefazione e Ute Margaret Seine nell’introduzione alla sua “Mentre Berlino felice danzava”. Già il titolo parla di per sé! Oserei dire, quindi, che Adriana va studiata, quasi imparata a memoria, non semplicemente letta.

Quello che posso fare io è testimoniare la sua attenzione all’altro, attraverso quella dedicata a me; ampiamente ricambiata, posso dire in coscienza. Quindi riprendo la mia narrazione di “Biografia e biografie” con i fatti, cioè con i dialoghi/commenti che ci hanno tenute in relazione e che hanno accompagnato l’evolversi del mio scrivere.

Così procedendo, dovrò necessariamente riportare solo brani significativi dei miei testi, per non sottrarle lo spazio che intendo dedicarle.

Nelle notti si succedono gli specchi

Nelle notti si succedono gli specchi.
Il volto riflesso si muove per suo conto,
mi irride maligno.
Di cosa ti nutri
immagine autonoma di me stessa.
…………………………….

Una notte hai riso felice
e
da quella notte
ti ho aspettata.
A volte, a farmi paura,
era il mio doppio,
seduto su un albero
di notte.
……………………

da sveglia
ho ricordato il mio secondo nome.
Tornata a quella bimba,
ricca di tanti nomi,
la vecchiaia
arriva serena.

  Mai paura a guardare avanti e al dietro si può anche irridere.
La tua poesia è fantasiosa e visionaria, mi ricorda la bimba della “Casa degli spiriti”.
Il tuo doppio seduto sull’albero e sotto l’altalena nella notte dondolava vuota..Bacio

Adriana Scanferla  4 maggio 2010 alle ore 0.33 ·

 

Tutto il giorno ho pensato meraviglie e solo queste parole sono rimaste!

Solitudine del diamante.

Piccolo,
infinito bimbo,
dalla bellezza riversa nella solitudine.
Nessuna risposta
a domande non espresse.
Il silenzio intorno trascina in sé la bellezza dell’anima.
Gli alberi evocano improbabili sensi nascosti.
Ti guardano,
gli umani,
e non ti vedono.

Piccolo,
infinito bimbo.
Le terribili domande dell’innocenza
ti hanno fatto strano
agli occhi dei ciechi,
incomprensibile
alle orecchie dei sordi.

………………………..

Il carbone acceso
si spegneva
e
diveniva
diamante.

………………………………..

Ma proprio

lo splendore di diamante
di quelle domande
io vengo a cercare
e taccio,
………………………
Domani
udrò
anche
la tua voce.

 

Scusami sono tornata solo oggi e ..ho letto.
A me sembra davvero molto valida, pregna di sentimenti espressi in maniera direi innovativa. Che dirti se non esortarti a continuare? E pregarti di rendermi partecipe?
Con grande affetto

Adriana Scanferla  24 maggio 2010 alle ore 22.56 ·

Io al momento ho gli occhi pieni di Picasso e Renoir ,nelle narici il profumo della lavanda e delle spezie, nelle orecchie lo sciabordio del mare sulla rena e al tatto..sabbia, sabbia che smeriglia!!

Adriana Scanferla  24 maggio 2010 alle ore 22.59 ·

 

Adriana, ho una forma di pudore a taggare le persone, ma se scrivo ancora qualcosa lo farò.

Teresa  24 maggio 2010 alle ore 23.03 ·

ok,allora attendo..

Adriana Scanferla  25 maggio 2010 alle ore 20.50 ·

 

Ho saputo

Ho saputo.

Di te,
genitrice
omicida del tuo sangue,
Plagiatrice perversa
di tremebonde solitudini,
trascinante
nel tuo imbuto buio
le deboli luci altrui,
della tua paura ho saputo,
del tuo inconsulto orrore.
……………………………

Di te,
dura fattrice di figli,
Il primo lo hai perso
a quindici anni,
così,
evacuando.
Due sollievi in uno.
Gli altri,
……………………………..

ho avuto sette figli e mezzo.

Non il primo,

il terzo.
quello ……..
Di te,
generosa madre di figli di ghiaccio.

Hai detto
…………..
Ancora
ancora
li amo.
E di te ho saputo,
stanco supporto della pazzia.
…………………………

 

Sai la poesia è molto bella ( se così si può definire dato il tema trattato), decisamente fuori dalle righe come piace a me.
D’altronde se non dai scandalo culturale qui non cambia nulla, viviamo in una società anestetizzata…
“Il primo lo hai perso
a quindici anni,
così,
evacuando.
Due sollievi in uno.”
Terribile, ha la stessa possanza del mio:”stupidi fantocci senza decenza
a cui le stesse madri rifiutano il parto”

Adriana Scanferla  27 maggio 2010 alle ore 20.15 ·

Dove lo hai scritto? Temo di essermi perso qualcosa. Oppure era talmente pregnante che mi ha colpita qualcos’altro.
Il primo si riferiva alla Franz…, non oso neanche nominarla, con quel marito plagiato dalla sua psicosi … ho saputo da poco della testa grande del bimbo. Mi ha shockata e mi è venuto in mente altro.
Teresa  27 maggio 2010 alle ore 20.52 ·

E’ su TAVOLE IMBANDITE D’ARAGOSTE.
Ciao, sto pensando, se qualcuno mi giudica dalle poesie…sai che pizza!!

Adriana Scanferla  28 maggio 2010 alle ore 0.09 ·

 

H espirate

haHA haha haHA!

Il sole è tramontato
Cupìdo se n’è andato.
Bambino un po’ tignoso
apparso luminoso
col sole dell’oriente
ad ingannar la gente.
Girava sulla ruota
col naso di carota
sorriso malignetto
puttinamen protetto.
Si è sciolto dentro il mare
e non poté affogare.
Neanche l’occidente
ammazza certa gente
che col suo ragionare
il cuore fa imbrogliare.

  Il sole , che s’alza a oriente raffigura il mattino della vita carico di promesse d’amore che piano piano al tramonto, si sciolgono nel mare come gli ultimi raggi del giorno.
Il ritmo è allegro, segno che si è vissuto e non solo sognato.

In fondo si può anche vivere con distacco il ricordo delle passioni, (Le lettere d’amore mi fanno ridere..Pessoa),affrontando con soddisfazione e allegria sfide nuove e improbabili, circondati dall’affetto e dall’amore dei nostri cari..

Adriana Scanferla  31 maggio 2010 alle ore 0.29 ·

Adriana, si: proprio da sveglia.

Teresa  31 maggio 2010 alle ore 11.12 ·

 

Quercia di viole


Non nei campi,
non in città:
la nuova casa
è sotto una quercia..

Non fare la modesta! E’ bella e mi fa pensare alla libertà selvaggia conquistata giorno per giorno dagli animali della savana.

Adriana Scanferla  14 giugno 2010 alle ore 19.57 ·

Eh eh! C’entra proprio la savana, sebbene io non l’abbia mai vista!

Teresa  14 giugno 2010 alle ore 19.59 ·

Nemmeno io. Chissà magari un giorno si potrebbe andarci insieme..

Adriana Scanferla  14 giugno 2010 alle ore 20.04 ·

Magari … per ora, a breve, c’è chirurgia in famiglia … Passerà!

Teresa  14 giugno 2010 alle ore 20.13 ·

Ci sono periodi e periodacci.
Quando arrivano questi ultimi ci si accorge di come si stava bene prima quando ugualmente un po’ ci si lamentava.

Adriana Scanferla  14 giugno 2010 alle ore 20.24 ·

 

Una prosa con gli “a capo”

I 60 e l’aquilone

……………………………………………………..

 

Bellissima anche se rabbioso-malinconica.
Assolutamente da condividere.

Adriana Scanferla  23 giugno 2010 alle ore 0.09 ·

 

Grazie anche a te Adriana. Un po’ la odio, accidenti a me.

Teresa

 

Pian piano se ne va

……………………………………………………………………..

 

Bellissima e la condivido. C’è tutto il dramma esistenziale di una casalinga (per forza o per amore poco importa) che aspira al mondo.
Mica è facile scrollarsi di dosso il tepore di quattro mura protettive.
Uscire!!Uscire!! Altrimenti piano piano si muore e non c’è poesia che ci possa salvare!!

Adriana Scarfella  5 luglio 2010 alle ore 9.56 ·

 

BELLA

……………………………………………..

  Certo che si può vivere grosse e felici,io ne sono un esempio lampante…peccato però che il mio medico non sia d’accordo per cui …movimento..movimento..
Va detto che alcune del rapporto con il proprio corpo ne fanno veramente una malattia… e magari sono splendide ragazze che non se ne rendono conto.
Quello che mi preoccupa è l’estrema magrezza di tante modelle sui giornali ai giorni nostri e il vuoto nel cervello delle tante ragazzine che le vogliono imitare. Bisognerebbe che le associazioni femminili boicottassero i marchi che usano questi poveri “manichini” o perlomeno che ne incominciassero a parlare inserendo questo “oltraggio”al corpo della donna tra le pubblicità offensive.
————————–
Hanno ingrassato la sposa nera
come l’oca per il pranzo di Natale.
Sfilano manichini anoressici
testimoni di un’eleganza artificiosa.
Illusa non sei padrona, ma solo schiava
di parole sciupate e sdruciti pensieri.
(dalla mia ILLUSA)

Adriana Scanferla 29 settembre 2010 alle ore 19.40 ·

Grazie Teresa, vieni a trovarmi più spesso…bacio

Adriana Scanferla  29 settembre 2010 alle ore 19.41 ·

 

Amnios

…………………………….

 

‎”nuove menti originarie
spalancate alle incognite dell’universale sconosciuto
stessa età di tempo eterno
nei corpi bambini
mai più soli.”

Bella frase, direi iniziale,adamitica;sgombrare le menti da pregiudizi e riproporre il tutto in modo nuovo, vincere la solitudine con la fisicità…

Adriana Scanferla  13 dicembre 2010 alle ore 18.33 ·

Ma… sai, mi rendo conto che fa pensare a questo, ma io intendevo porre l’accento sulla indispensabilità del parlarsi fin dentro l’anima fino al punto che i corpi non siano più estranei; comunque credo che a quel punto la fisicità possa essere il suggello indispensabile…potendo… .

Teresa  13 dicembre 2010 alle ore 21.36 ·

 

Aborto poetico per nessuna poesia.

Medioriente dell’inferno

dove sognano

il Paradiso della gloria e della vittoria

e quello dell’amore

e

quello delle donne.

L’umanità vivente

rimandata

al poi d’un paradiso.

Lì uomini schiacciati come vermi

dissanguati da vermi

riverberanti di follia.

Ed ora

…………………………….

Bene Teresa…l’importante è non stare zitti e lasciare che le cose accadano senza fare nulla..

Adriana Scanferla  24 febbraio alle ore 20.54 ·

 

Orizzonte marino

 

E cerco

quel tacere che esplicita il senso

e le cose che dici in silenzio.

I gabbiani dal mare stridono rochi,

estranei al parlare sommesso

delle valli fra i monti.

 

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Breve ma intensa. E mi parla dell’azzurro del cielo,del volo del libero gabbiano,del calmo sereno verde pennellato sulle vallate punteggiate da miriadi di fiori …Brava!

Bella foto ,splendido sorriso,alleluja!!Io temo dovrò restare col cappello da cubana ancora per un po’, da qui è quasi impossibile caricare foto..ciao!  Adriana

dove stai, Adriana?  Teresa

In   Valle Antrona, nell’ Ossola nella mia baita di montagna. Quella di “Odore di cucina”Qui uso la chiavetta ma i collegamenti sono deboli. non riesco a vedere i video e lentissime anche le foto  Adriana

Adriana, mentre pensavo alle vallate avevo presente qualche tua foto. Certo tutto è ipotetico e anche aggrovigliato.. le vallate hanno il linguaggio sommesso del silenzio, ma a volte le piccole comunità sono nidi di vipere.. i gabbiano sono liberi, ma a volte costretti alle immondizie e, poi, non possono esprimersi.  Teresa

 

Bene! Penso che sto dimostrando ampiamente cosa possa il dialogo sincero. Grazie, Adriana!

 

A presto, amici.

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