ABC

ABC. Quando laico era un termine interno alla Chiesa Cattolica.

I presbiteri, i religiosi, i laici. C’erano pure i consacrati laici: un modo diverso di essere lievito del mondo nel mondo. Mondo, infatti, era l’umanità che non accoglieva la Parola: il cristiano, si sottolineava, era nel mondo, ma non del mondo.

Quando il laico aveva un significato conforme all’etimologia della sua parola, ma non significava più –per estensione- ignorante, ci si rese conto che poteva essere lievito non solo con l’esempio, ma anche con una consapevolezza teologica della dottrina, cui poteva portare il suo contributo.

E ci fu un Concilio che decise che questa era cosa buona e giusta.

ABC. Grande fermento in campo laico: studi e discussioni a non finire.

Si diffuse anche l’iniziativa, divenuta per alcuni anni consuetudine, di esaminare le letture domenicali e festive prima o dopo la messa, allo scopo sia di esaminare la propria vita in un gruppo di confronto sia di approfondire le proprie competenze teologiche. Come si può facilmente capire, si leggeva molto per proprio conto, per essere in grado di dare un contributo significativo.

ABC. E ci fu un giovane prete, già con buone credenziali per diventare un biblista, che pensò bene di dare una mano ulteriore a questa voglia di capire e di vivere, scrivendo il suo ABC.

Dico subito che le sue credenziali per scrivere un’opera del genere erano anche altre e altrettanto, se non più, importanti.

Quali?

La sua vocazione al sacerdozio era talmente sicura che gli fu consentito di divenire sacerdote prima dell’età minima consentita.

La limpidezza del suo animo e il suo rapporto assolutamente fraterno con tutti gli davano una capacità istintiva di valorizzare chiunque incontrasse sul suo cammino. Qualità indispensabile per chi volesse muoversi nello spirito del Concilio Vaticano II e dare ai laici il ruolo attivo che spettava loro.

Immediatamente dopo la consacrazione era già il riferimento di un gruppo di revisione di vita in quel di Bagnoli, quartiere di Napoli. I Gruppi di revisione di vita erano  incentrati, di solito, in una qualche attività specifica di condivisione con i fratelli in condizioni di bisogno (come istituti per bambini abbandonati, ammalati o anziani soli etc.) e l’esame verteva sui comportamenti e sulle riflessioni nate da questa attività comune, confrontata con le letture della liturgia domenicale o festiva.

Numerosi sono i suoi titoli culturali e di grande responsabilità gli incarichi svolti all’interno della sua diocesi. Numerosi anche i suoi scritti. E bisogna dare onore al merito di una persona che tutto ha fatto per amore di Dio, con enormi sacrifici dovuti anche alle sue sofferenze cardiache e qui forse è più chiaro se uso il termine medico di patologie.

Questa la persona che pensò bene di scrivere del ciclo triennale della liturgia cattolica, lungo il quale si differenziano le letture domenicali e festive offrendo a tutti spunti di meditazione personale.

Ma oggi i tempi sono cambiati: le persone non vogliono più interrogarsi personalmente né, tantomeno, essere spinte a farlo.

E il nostro amante di Dio ripensa e propone un nuovo percorso in tre volumi veramente splendidi.

Cosa c’è di nuovo?

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ABC. Le letture sono esplicitate così che il lettore di oggi non debba andare a cercarsele. Personalmente ritengo che anche se ha partecipato alla messa festiva, dopo dieci minuti fatica a ricordarsene. L’interpretazione teologica è asciutta, quasi stringata, a vantaggio di chi ama la concretezza scientifica dello studio della Bibbia, con solo brevi spunti di meditazione.

Ma, bellissima sorpresa, il richiamo alla coscientizzazione avviene attraverso una preghiera finale che diviene poesia.

Il discorso poetico si sviluppa in un crescendo correlato ai tre diversi intenti che l’autore ha sviluppato nei tre diversi volumi.

  1. A. Nel primo si rivolge prevalentemente al mondo sacerdotale e la preghiera/poesia tende a sottolineare le motivazioni teologiche e la preoccupazione pastorale di chi vorrebbe che i sacerdoti volassero alto e reggessero forte e coerente la propria vocazione.
  2. B. Ne secondo si mette al posto dell’uomo, di tutti gli uomini che ritengono di essere fuori dal dialogo con Dio. La supplica umile si eleva spessissimo in accenti lirici veramente commoventi e al tempo stesso essa nulla toglie alla dignità umana.
  3. C. Nel terzo tutto è assolutamente poesia: l’animo canta libero.

Colpisce un elemento in questo esprimersi spontaneo, se pur frutto di decenni di studio, di meditazione e di preghiera: l’innamoramento.

Ci insegnano gli psicologi, e a ragione, che l’innamoramento è cosa diversa dall’amore, ma il nostro autore vuole, come cosa indispensabile, mantenere l’innamoramento di Dio come elemento, come risultato prodigioso dell’amore, a ricordare che Dio continua ad essere innamorato di noi e che tale dovrebbe essere il nostro trasporto per lui, a tutela della nostra fragilità.

Che altro dire? Si potrebbero certamente pubblicare a parte le sue preghiere/poesie con grande gusto del lettore, ma io preferisco usufruire di tutto.

Ops…

La persona in questione si chiama Giuseppe Sacino.

I libri si intitolano “Leggo Rifletto Prego”, Anno A, Anno B, Anno C.

ELLEDICI editore

Si acquistano online, in libreria o dall’autore (soluzione consigliata per… risparmiare)

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