Chiacchiere senza distintivo. L’informazione senza documentazione.

 

Chiacchiere e informazioni corrette. Questo, in cui scrivo, non è un blog di impostazione giornalistica: esso tende alla riflessione, anche su fatti e problemi d’attualità, e allo scambio di opinioni.

E già la parola “opinioni” è oggetto della mia riflessione odierna.

L’opinione dovrebbe essere o, almeno, avere qualcosa di serio.

Se è qualcosa di serio, essa presuppone che chi esprime un’opinione sia una persona che pensa, che riflette, che si informa, che rielabora i contenuti sottoponendoli alla verifica dei propri parametri valutativi, congrui comunque in competenze e metodi all’argomento sul quale esprime un’opinione.

Se ha qualcosa di serio, essa presuppone che chi la espone sia almeno esaurientemente informato sull’argomento.

Questa serietà dovrebbe essere particolarmente cogente per coloro che esercitano la professione del giornalista.

Ma pare che l’inconsistenza di questa società liquida abbia travolto ormai anche loro. Dal punto di vista pratico è una questione di sopravvivenza: se non sparano a getto continuo notizie a forte impatto emotivo, non vengono presi in considerazione, non sono merce appetibile per il mercato dell’editoria e suoi annessi. Se non parlano coinvolgendo immediatamente, non ci sono, non esistono e nessuna importanza viene data alla serietà di quel che dicono, neanche nei termini minimi della veridicità dei fatti. Il fatto di cui danno notizia deve essere presentato, inoltre, nell’ottica delle opinioni più à la page, quelle dall’apparenza più progressista e pseudo rivoluzionaria possibile. Tale rivoluzione si concretizza nel fruitore della notizia in un’indignazione momentanea, ma tanto basta per sentirsi parte di un gruppo attivo e fattivo.

Mi viene in mente Heidegger, per il quale  non è l’uomo a disporre del linguaggio, bensì sarebbe il linguaggio a disporre dell’uomo.  E tuttavia c’è da pensare che questa formula nobiliti una realtà più squallida: che qualunque chiacchiera dia al parlante la sensazione di esistere.

Ma torniamo al giornalismo: è sacrosanto che il giornalista abbia opinioni, ma allo stato dei fatti sarebbe meglio che molti si dessero alla cronaca pura e semplice, sebbene anch’essa, nella scelta delle notizie, presupponga una qualche opinione circa l’importanza delle stesse.

Vediamo un po’ di esaminare delle chiacchiere senza distintivo a proposito di una notizia scioccante spacciata per nuova in questi ultimi giorni.

Da quanto ho detto, capirete che non mi sorprende l’impostazione scandalistica data dalle informazioni giornalistiche circa il “ritrovamento dei circa 800 corpicini trovati presso la Casa del Buon Soccorso, nella cittadina di Tuam in Irlanda”. Buon argomento per dare addosso all’untore, cioè la Chiesa e le istituzioni cattoliche.  Molto, MOLTO, pertinente la documentazione costituita esclusivamente da alcune fotografie del luogo incriminato e da un film, Philomena, girato qualche anno fa con buona perizia sull’argomento, ma non un documentario, proprio un film sulla vicenda di una persona.

Vista l’inesistenza della documentazione, possibile che alcuni pensieri ovvi non siano subito venuti in testa a chi doveva informare? Ad esempio che la povertà era enorme, che gli antibiotici non c’erano o non erano disponibili, che la mortalità infantile era alta dappertutto? Dal 1925 al 1961 (anno in cui l’istituto fu chiuso) si ha una medi di circa 22 bambini molto piccoli morti ogni anno. E’ davvero così difficile immaginare, con un minimo di informazione storica sui tempi, le condizioni in cui si viveva? Che una “fossa comune” niente ha a che fare con i genocidi, ma che era appunto una procedura comune per i tempi? Così, tanto per non parlare a vanvera.

Aggiungo solo che era un istituto voluto e sovvenzionato dallo Stato, il quale documentava le ottime condizioni in cui era tenuto: mendace o veritiero in rapporto alle condizioni generali del luogo e del tempo?

Fornisco alcuni esempi di documentazione con link acclusi.

Enfatica versione del fatto, che copio e incollo nel caso venga rimossa (ma non credo), risalente al 2014, data da Repubblica.it

Esteri

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Irlanda, la fossa comune dei bimbi perduti

Scoperto un serbatoio di cemento con ottocento corpi in un monastero di suore nel nord dell’isola. Figli “illegittimi”, uccisi da malattie e malnutrizione. Una storica locale: “Le loro ossa sono ancora lì”. Solo tra il 1943 e il 1946 sono stati registrati 300 decessi

dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

Articoli Correlati04 giugno 2014

Philomena, una storia vera  (a dimostrazione di quanto ho affermato sopra)

(Presente una foto che non c’entrava nulla, anzi dimostrava che le condizioni pessime erano ovunque)

Una foto d’epoca di bambini irlandesi scalzi e mal vestiti LONDRA – A forza di scavare, dall’Irlanda del cattolicesimo integralista affiorano orrori nuovi e più grandi. Stavolta scavare non è una metafora: l’ultimo segreto dell’Irlanda cattolica viene fuori da una fossa che potrebbe contenere fino a 800 corpi di bambini. L’hanno localizzata vicino a dove sorgeva un centro gestito da un gruppo di suore, a Tuam, nella parte nord occidentale dell’Isola di Smeraldo. Ma la brillantezza dei sui prati bagnati dalla pioggia è ora oscurata da queste altre tenebre che emergono dal passato.

La chiamavano semplicemente “The House”, la Casa. Era un istituto religioso in cui, tra il 1925 e il 1961, venivano ospitate le madri non sposate e i loro figli, considerati dunque illegittimi. Doveva essere un luogo di accoglienza e ristoro, in teoria, nella pratica era un luogo di soprusi e sofferenze, non dissimile dalle “lavanderie” delle Sorelle di Maddalena, l’ordine religioso al centro dello scandalo e dell’inchiesta che ha scosso l’isola, portando soltanto ora a fare giustizia e a indennizzare, perlomeno dal punto di vista monetario, le vittime che ci sono passate dentro. Ma i morti non si possono indennizzare.

Secondo il quotidiano britannico Daily Mail, che ha pubblicato ieri le indiscrezioni sulla scoperta della fossa comune, molti dei piccoli che vi vennero sepolti sarebbero morti per malattia e malnutrizione, nel più totale abbandono. I loro corpicini furono gettati all’interno di un serbatoio di cemento, senza nemmeno avere una bara e una lapide, e poi nascosti sotto terra. Poi un giorno la “Casa” è stata chiusa, è rimasta lì per un pezzo a sfracellarsi da sola, e alla fine l’hanno demolita. Da allora sono trascorsi decenni, ma solo ora si sta facendo finalmente luce su questa orrenda storia.

Di voci ne erano sempre girate, su quel luogo misterioso e maledetto, c’era chi diceva che sprigionasse odori velenosi e chi sosteneva perfino di sentire voci: ma era soltanto il vento. Adesso intorno alla fossa potrebbero presto arrivare le scavatrici del governo, per iniziare a riportare in superficie i resti dei corpi e le prove del misfatto. È cominciato tutto quando i familiari di una delle piccole vittime che sarebbero state sepolte nella fossa comune hanno denunciato la scomparsa del bambino: come se fosse una “missing person”, svanita nel nulla.

Ora le autorità di Dublino potrebbero finalmente aprire un’inchiesta sulla vicenda, e la chiesa cattolica discute la costruzione di un monumento per ricordare i bimbi sepolti. Si calcola che migliaia di donne coi loro figli siano passate da lì. Era il loro unico modo per sopravvivere in una società che le detestava e le isolava, solo perché erano diventate madri al di fuori del matrimonio. Le suore non erano di certo comprensive. Le “ospiti” facevano i lavori più umili in una condizione di servitù, mentre i figli, come risulta anche da un’ispezione condotta durante gli anni Quaranta, erano malnutriti ed emaciati, soggetti a tutti i tipi di malattie. Molte donne riuscivano poi ad andarsene da quel luogo e a rifarsi una vita.

Ma per centinaia di bambini non è stato così. Circa 300 decessi vennero registrati soltanto fra il 1943 e il 1946, uno dei periodi più terribili per la Casa. “Le ossa sono ancora lì”, afferma una storica locale, Catherine Corless, che ha scoperto i documenti sull’esistenza della fossa comune. Anche la gente del posto non risparmiava il suo odio per quelli che venivano chiamati con disprezzo “i bambini della Casa”. I piccoli venivano segregati perfino dai coetanei, additati come diversi, maltrattati nella totale indifferenza. I sopravvissuti hanno continuato ad avere terribili incubi su quegli anni in cui vivevano in balia di una società crudele. Ma ora l’ultimo orrore d’Irlanda è venuto alla luce.

http://www.repubblica.it/esteri/2014/06/04/news/irlanda_fossa_comune-87999303/

Ma l’artico seguente è attuale e in tre anni, diconsi tre, c’è stato tutto il tempo di informarsi direttamente.

Questo modo di informare, senza alcun aggiornamento sulla vecchia notizia, valutatelo voi.

Trovata in Irlanda una fossa comune nell’orfanotrofio cattolico: almeno 800 bimbi sepolti

L’orfanotrofio gestito dalle suore venne chiuso negli anni ’60. I test del dna evidenziano che i corpi avevano una età tra le 35 settimane e i 3 anni.

EUROPA 3 MARZO 2017  17:09 di Susanna Picone

Grazie al lavoro svolto da una commissione di inchiesta sulle “case” per ragazze madri gestite da religiose in Irlanda si è arrivati a scoprire l’esistenza di una fossa comune con cadaveri di feti, neonati e bambini in un ex orfanotrofio cattolico. Un gruppo di esperti ha potuto quindi confermare l’orribile sospetto che vi siano state centinaia di sepolture non classificate – almeno ottocento secondo i certificati di morte – di bambini. I test del dna hanno evidenziato che i corpi, che erano stati sepolti in una struttura divisa in venti camere, avevano una età compresa tra le trentacinque settimane e i tre anni. I resti sono stati trovati in almeno diciassette delle venti camere.

La scoperta a Tuam – La struttura dove sono stati ritrovati i resti umani dei bambini si trova a Tuam, nella contea di Galway, nell’Irlanda nord occidentale, ed è stata attiva tra il 1925 e il 1961. La prima persona a denunciare la vicenda è stata, negli anni scorsi, uno storico locale, Catherine Corless, e poi con il “mea culpa” della chiesa cattolica irlandese si è andati avanti con le indagini. Dal lavoro svolto negli ultimi anni dalla commissione di inchiesta è emerso che chi viveva nelle “case” ha sofferto malnutrizione, malattie e miseria, con altissimi livelli di mortalità.

Commissione “scioccata” per la scoperta – In un comunicato la commissione pubblica si è detta “scioccata” per quanto scoperto sino a questo momento e ha chiesto l’intervento delle autorità competenti per dare finalmente degna sepoltura ai resti umani. Per la ministra dell’Infanzia Katherine Zappone si tratta di una notizia “triste e disturbante”, ma non inaspettata. “Finora avevamo soltanto dei sospetti – ha detto la ministra – Adesso abbiamo la conferma che i resti sono lì e che risalgono ai tempi della Mother and Baby Home, attiva a Tuam dal 1925 al 1961″.

http://www.fanpage.it/trovata-in-irlanda-una-fossa-comune-nell-orfanotrofio-cattolico-almeno-800-bimbi-sepolti/

Infine!

 Non mi sorprende, ma mi fa specie che l’onesto articolo pubblicato da l’Unità.tv su questo argomento, e che rettificava quanto di montatura giornalistica ad effetto fosse stata usata nella divulgazione della notizia, sia dopo 24 ore introvabile e quindi, presumibilmente, rimosso. Tuttavia ne pubblico il link, nel caso riappaia

http://www.unita.tv/focus/quanto-ce-di-vero-nella-storia-degli-800-bambini-irlandesi-gettati-in-una-fossa-comune-molto-poco/

E’ riportato però ancora da DAGOSPIA, che nel link immediatamente seguente fornisce un’intervista fatta alla storica che ha fatto le ricerche sul caso. Subito dopo l’articolo di unità.tv.

IRISH TIMES: LA STORIA DEI BAMBINI È STATA GONFIATA

http://www.irishtimes.com/news/social-affairs/tuam-mother-and-baby-home-the-trouble-with-the-septic-tank-story-1.1823393?page=3

Agnese Rapicetta per www.unita.tv

FOSSA COMUNE IRLANDA

Ne hanno parlato tutti i giornali. Non poteva essere altrimenti visto l’enormità della notizia: 800 bambini, probabilmente orfani, morti e gettati in una fossa comune ai margini di una casa famiglia, la Casa del Buon Soccorso per le madri e gli infanti gestita dalle suore cattoliche nella piccola località di Tuam, contea di Galway. Una storia raccapricciante, avvenuta in Irlanda negli anni ’50 e di cui soltanto ora si sono ritrovati i corpi.

Ma cosa c’è di vero in questa storia? A quanto non molto, eppure i giornali di tutto il mondo -anche quelli italiani -non hanno perso tempo e hanno diffuso la notizia in lungo e largo.

Prima di tutto la notizia non è nuova, risale al 2014. Ma soprattutto i bambini (796 per la precisione), di età tra le 35 settimane e i tre anni non sono stati gettati in una fossa comune. A dichiararlo Catherine Corless, la storica che ha condotto l’indagine sui bambini scomparsi che, in un’intervista all’Irish Times, ha specificato di non aver mai detto che la morte di quei bambini fosse collegata ad una fossa comune: “Non ho mai usato la parola “dumped” (gettati)”, ha detto.

CATHERINE CORLESS E L ORFANOTROFIO DI TUAM IN IRLANDA

Catherine Corless e l'orfanotrofio di Tuam in Irlanda

Catherine Corless e l’orfanotrofio di Tuam in Irlanda

Ciò che è successo nei giorni scorsi è la conseguenza delle ricerche che la donna ha fatto nel tempo. La storica ha infatti spiegato di avere ritrovato dei documenti che segnalavano la presenza dei bambini nell’istituto e di essersi attivata affinché non fossero dimenticati. Per ciascun bambino è stato ritrovo compilato un certificato di morte ed è grazie ad esso che Corless ha potuto scoprire i nomi dei bambini, la loro età, il luogo di nascita e le cause di morte.

Dopo questa scoperta, si è creata una Commissione specifica che ha ritenuto di dover scavare nel giardino dell’istituto per trovare i resti dei bambini che effettivamente sono stati ritrovati, ma di cui la comunità era già a conoscenza tanto che esisteva una sorta di memoriale.

I bambini "denutriti" dell'orfanotrofio.

I bambini “denutriti” dell’orfanotrofio.

Non esistono prove che i bambini siano morti per cause non naturali o violente ad opera delle religiose – come la narrazione dei giornali vorrebbe suggerire. Molto più probabilmente le cause della morte di gran parte degli 800 bambini sono dovute a malattie presenti fin dalla nascita: problemi respiratori, tubercolosi, influenza, epilessia e meningite.

Insomma un’ennesima bufala: confezionata ad hoc per fare scandalo e per questo non verificata. Non un buon modo di fare giornalismo.

http://m.dagospia.com/quanto-c-e-di-vero-nella-storia-dei-bimbi-nella-fossa-comune-irlandese-molto-poco-142893

Non tutte sono chiacchiere senza distintivo.

Volutamente non riporto versioni date da notiziari cattolici.

Obiettiva e ben documentata mi è parsa invece questa informazione:

L’orfanotrofio irlandese e gli 800 bambini morti: dalla “bufala” del 2014 ad oggi

 

 

 

 

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