1947

 1947 Due scrittori, anzi tre. Lo strano caso del ’47.

  Non è un giallo: è il racconto di pensieri sulla lettura di due libri.

  A settembre di quest’anno sono andata a trovare mio figlio e mia nuora in quel di Bresso.   Bellissima minivacanza, ma siccome se non leggo qualcosa muoio, ho cercato nella loro libreria qualcosa di non troppo impegnativo dal punto di vista qualitativo (nel senso di non troppo carico di richiami storici, filosofici e quant’altro di simile) e quantitativo: in fondo ero in vacanza.

  Ho trovato un libro di Stefano Benni, di cui avevo già letto un paio di libri e l’ho trovato adatto alla bisogna, titolo “Di tutte le ricchezze “.  Il protagonista è un uomo di 70/72 anni (non ricordo con precisione) e mi sta bene leggere qualcosa su un’età che conosco per esperienza diretta e su un tipo che, come me, ha bisogno di viversi la sua creatività a modo suo. Mi ci riconosco un po’.

  A un certo punto mi accorgo che mi sta intrigando lo stile. Benni, leggero, ironico, abbastanza surreale e concreto come sa essere lui, si esprime con un linguaggio che riconosco, ma non perché l’ho già letto. Questo linguaggio è moderno, coinvolgente, di quelli all’avanguardia, ma… mi pare un’avanguardia già datata (non sto pensando a un difetto), mi faccio venire in mente degli scrittori giovani che mi hanno convinta ed ecco: manca l’attualità di una lingua che ha preso velocemente altre vie e altri canoni espressivi. E’ come avrei potuto scrivere io, se mi fossi messa in testa di seguire le mie propensioni. Mi viene un po’ da ridere, ma sorrido soltanto, ironica sui miei pensieri, anzi su questo mio pensiero: “Sembra nato nel ’47 come me”. Curiosa, vado a guardare la sua biografia nel risvolto di copertina e, la faccio breve, leggo che è nato proprio nel 1947, il 12 agosto. Mi si affaccia un pensiero peregrino: “ Sotto il segno del Leone, sarà per questo che ha seguito da subito la sua strada. Io, con quell’ascendente Pesci…” Naturalmente so che sono pseudo pensieri da fughe consolatorie. Piccole cose: non sono ambiziosa, ma mi sento leggermente fuori posto, sistemata accanto a quello che mi è più congeniale. Riprendo a pensare all’autore e al libro: pubblicato nel 2012; calcolo che aveva 65 anni. Sì, ci sta: lo ha scritto in un’età in cui era già chiaro come si può essere 5 o 10 anni dopo.

  Una settimana fa trovo in vista su uno scaffale della mia biblioteca un libro, titolo “La maschera strappata”. È chiaramente un libro che sta lì da molto tempo. Chi sa perché non l’ho mai letto: probabilmente il titolo e l’immagine di copertina mi facevano pensare a drammi e tragedie di cui non avevo voglia di saper niente.

  Il libro è di Antonio Strinna. Cavoli: è l’autore di Badde Lontana, romanzo sì, ma anche testo di una bellissima canzone che sembra perdersi, nella sua origine, nella notte dei tempi, una meraviglia assoluta. Mi do della stupida per non aver letto quel libro e attacco subito.

  Cosa dirvi… della trama e del contenuto niente: a mio parere o lo si legge o non lo si legge.

  Diamine: eccomi di nuovo alle prese con un anziano. Ma questa volta non si tratta di sogni e di colpi di coda della creatività: questa volta si tratta di un analisi del vissuto quasi spietata nella sua concretezza eppure priva di nostalgie lamentose; qui la creatività è rigettata, rivista, capovolta.

  “Questo è formidabile” mi sono detta, riferendomi allo scrittore. Sono veramente colpita dalla profondità con cui fatti e motivazioni dell’agito di un tempo vengono alla luce, più che messi in luce. E a un certo punto si scopre che il protagonista ha ben 83 anni. Rimango stupita da come uno scrittore che suppongo di età più che matura abbia una simile potenza espressiva, come non ceda mai a sospiri di nostalgia che tendano a comunicare e a ricevere commozione e comprensione. Perbacco: quanti anni avrà avuto Strinna quando lo ha scritto? Anche questa volta guardo il risvolto della copertina.

Antonio Strinna

               Antonio Strinna

  Se avete presente il titolo di questo articolo, avrete già capito: Antonio Strinna è nato nel 1947. Non ci sono indicazioni su mese e giorno di nascita: non posso fare i miei giochetti astrologici, ma posso guardare l’anno di pubblicazione del libro e trovo che è il 1998. Quando il libro è stato pubblicato l’autore aveva 51 anni, quindi –penso- quest’uomo ha saputo leggere ben prima dei suoi cinquant’anni nell’animo di un ottantreenne. “Grande uomo” mi dico. Così mi spiego la scrittura formidabile, senza sbavature pietistiche.

  Leggerò altro di lui. Mi chiedo come mai non sia conosciuto a livello mondiale (Badde Lontana a parte, intesa come canzone che, ormai, ha fatto il giro del mondo), ma forse lo è e io non lo so. Mi chiedo perché “Padre padrone” sì, tanto da diventare un modo di dire e se i grandi editori (lo sono ancora?) pensino che “sardo” sia una limitazione di “universale”. Non so e non so fare ricerche. Ma forse è lui che preferisce essere pubblicato nella sua terra, patria universale.

Il terzo scrittore nato nel ’47, come già accennato, sono io, ma io sono una dilettante fuori tempo massimo.

 

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