Marketing marketing! E poi puoi anche volare basso.

Fabio Volo

“Un posto nel mondo”

Mondadori

 

Debbo precisare che, prima di questo romanzo, non avevo letto niente di Fabio Volo. Lo trovavo spesso citato in pagine di Face-book, con frasi così approvabili da non dirmi niente.

 

Poi, per puro caso, ho visto che un’amica possedeva il libro “Un posto nel mondo” e mi sono detta:”Dai, non essere snob! Aggiornati un poco!” Così me lo sono fatto prestare e l’ho letto.

 

Un romanzo che mi ha destato perplessità.

 

Un linguaggio letterario dal profilo basso. L’autore lo esplicita al capitolo 23: “un libro … pieno di difetti e di concetti semplificati dalla mia mente modesta (… inteso … come di qualità modesta) …  … non sono un grande scrittore … per la forma o per la povertà dei vocaboli.”

 

 

E qui chi aveva pensato proprio queste cose mentre leggeva, trova rafforzate le proprie domande:  “Qual è lo scopo di questo scrivere dismesso? Di questo narrare che sembra seguire regole apprese in un corso di scrittura? Di questo servirsi di elementi della quotidianità ormai fritti e rifritti?”

 

Un’idea, perfettamente imputabile di buonismo, è questa:

 

Volo vuole indicare ai giovani una via percorribile per raggiungere maturità e autonomia (un posto nel mondo), quindi intende raggiungerli con un linguaggio semplice, comprensibile a qualsiasi livello culturale, con una storia che si evolve secondo parametri psicologici ormai scientificamente acquisiti e supportati anche dal credo religioso cristiano, che suggerisce appena, quasi a indicare che non è da escludere, ma che non è indispensabile: non vuole, insomma, urtare i non credenti.

Oppure è davvero perfettamente nei suoi limiti, ma, nonostante questo, intende lanciare un messaggio positivo e proseguire a cimentarsi come scrittore.

E’ giovane e può farcela, considerato che una lettrice come me, che sapeva già, volta per volta, dove volesse andare a parare, ha comunque letto il romanzo senza annoiarsi quasi mai, sia pure con qualche leggero fastidio per alcuni passaggi, sulla quotidianità appunto, abbastanza inutili.

 

 

Un’idea, perfettamente imputabile di cattivismo, è quest’altra:

E’ un para… che cerca di accontentare tutti e il profilo basso gli serve per vendere. Si veste di umiltà del tutto ipocrita, infatti non si vergogna di pubblicare schifezze, constatato che, come suggeriscono gli esperti di marketing, il narrare cronologico funziona.

Volare basso per pescare

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